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Dall’incontro di Katowice al simposio Ccee "Università ” “e Chiesa in Europa" (Roma, 17-20 luglio)” “” “
Saranno oltre mille i partecipanti al Simposio europeo che si svolgerà a Roma, dal 17 al 20 luglio, sul tema “Università e Chiesa in Europa”. 19 i gruppi di studio in cui si divideranno studenti, docenti, vescovi, persone impegnate a vario titolo nella pastorale universitaria, per riflettere su 4 aree tematiche (La persona umana. Genealogia, biologia, biografia; La città dell’uomo. Società, ambiente, economia; La visione delle scienze. Scoperte, tecnologie, applicazioni; Creatività e memoria. Le arti figurative, letterarie, musicali, drammatiche). In vista dell’iniziativa, promossa dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa) con la collaborazione della Commissione episcopale per l’educazione , la scuola e l’università della Conferenza episcopale italiana, si è svolto a Katowice, in Polonia, nei giorni scorsi, un seminario cui hanno partecipato delegati provenienti da 8 Paesi europei, soprattutto dall’Est. “Offrire un quadro di riflessione sulle attese della Chiesa in Europa verso la pastorale universitaria”: questo, spiega mons. Lorenzo Leuzzi , direttore dell’Ufficio per la pastorale universitaria della diocesi di Roma e coordinatore dell’incontro, lo scopo principale dell’appuntamento polacco. Illustrando la situazione del rapporto tra Chiesa e università nell’Europa orientale, il vescovo ausiliare di Poznan, Marek Jedraszewski , ha messo in luce che l’attuale “intellighenzia” cattolica di questi Paesi “è stata tutta formata dalla pastorale universitaria, anche se manca un dibattito teologico serio nell’ambito delle facoltà universitarie non-teologiche”. A tale proposito Peter Climent , rappresentante della Fuce (Federazione delle Università Cattoliche in Europa), ha rilanciato la necessità che le facoltà teologiche siano presenti in tutte le università cattoliche”. Di seguito, alcuni “spunti” dalla relazione di don Peter Fleetwood , segretario aggiunto del Ccee. “La Chiesa in Europa potrà essere un segno di speranza per molti in Europa, se saprà unire la forte fede nel potere della Parola di Dio con l’apertura all’ascolto. Ci sono tre gruppi di persone che hanno particolarmente bisogno di essere ascoltate, e sono tutte parte integrante di ogni scenario universitario. Un potenziale campo di dialogo è l’autentica ricerca della verità nella letteratura specie nella poesia e nella ricerca scientifica. Credo che un sano dialogo sulla natura e sui limiti dell’umana conoscenza della verità sarebbe infinitamente meglio di una mancanza di comunicazione tra i molti aspetti di argomenti che sono spesso inespressi, e quindi pericolosi. Le università sono campi in cui viene ingaggiata una sottile guerra tra una visione utilitaristica della conoscenza e in definitiva la dignità della persona umana. La Chiesa dovrebbe sostenere la ricerca e lo studio intesi in un senso più ampio, in uno spettro più ricco rispetto ad una visione parziale, riduttiva, incolore. Le genuine domande, la curiosità e perfino l’occasionale confusione della gente incapace di credere in Dio sono un’altra sfida. La cappellania universitaria è certamente chiamata ad essere un luogo di accoglienza, ma anche di dialogo rispettoso con coloro che sono alla ricerca di un senso. E’ interessante che tre co-patroni dell’Europa siano donne (Santa Brigida, Caterina da Siena ed Edith Stein). Forse ci è sfuggito qualcosa di simbolico e di importante in questo fatto. Le università sono il luogo in cui la Chiesa cattolica può essere a servizio delle donne e dove le donne possono essere testimoni della Parola a molti livelli. Il dialogo tra Cristo, che evidentemente apprezzava il modo femminile di pensare e di sentire, e le donne di oggi, che spesso vedono le tradizioni del cristianesimo come un ostacolo piuttosto che come una chiave per la vera libertà, possono probabilmente trovare un posto migliore nelle università europee. Lì normalmente esse hanno voce e possibilità, e ciò è vitale se esse devono costruire il loro futuro nella società europea. Piuttosto spesso, le persone conoscono bene soltanto il ruolo educativo, ma non la vocazione materna della Chiesa. Penso che la cura ed il naturale amore di una madre per i suoi figli non dovrebbe mai essere oscurato o soffocato dall’obbligo della Chiesa di correggere ed ammonire”.