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Ricucire lo strappo” “

Ridare credibilità ” “alla politica estera europea: ancora ” “troppe le divergenze” “” “

L’assenza dell’Europa nel conflitto iracheno, l’incertezza sul ruolo dell’Unione nella ricostruzione ed il ristabilimento di relazioni fruttuose con gli Usa. Ne abbiamo parlato con Kostas Grammatikakis, giornalista e presidente dell’Associazione europea degli Editori della stampa regionale e locale . Nel conflitto iracheno la politica estera europea ha mostrato tutte le sue divergenze. Condivide la critica secondo la quale il recente Vertice di Atene ha adottato conclusioni ‘senza coraggio’? “Purtroppo è vero, anche se era difficile fare altrimenti. Solo poche ore prima il Consiglio aveva costretto Giscard d’Estaing – che comunque se lo aspettava – a ridimensionare la figura e le funzioni del Ministro degli esteri dell’Unione. Troppe erano e sono ancora le divergenze di opinione dei Quindici quando si tratta di agire in campo internazionale, a livello politico, con una sola voce. Con l’Unione allargata la matassa sarà ancora più intricata. E’ un paradosso, ma se la Convenzione non riuscirà a ‘fare il miracolo’ e dare ai Governi il coraggio di adottare decisioni insieme in materia di politica estera, la forza economica dell’Unione oscurerà la capacità di agire unitariamente in campo internazionale a livello politico. Sono tuttavia convinto che prevarrà il realismo : la storia europea ci insegna che di fronte al bivio, pur con difficoltà, ripensamenti e contrasti a volte aspri, Bruxelles ha quasi sempre indovinato la strada giusta”. Il Ministro degli esteri Ue potrà essere un interlocutore per gli Usa? “Se si legge la bozza di articoli sulle Istituzioni dell’Unione si capisce che l’idea è quella di far si’ che a rappresentare l’Ue sulla scena mondiale sia il Presidente del Consiglio Europeo piuttosto che il Ministro degli Esteri. Comunque sia, poco cambia. Due sono i fattori che entrano in gioco per la credibilità europea in politica estera, soprattutto nei confronti del ‘gigante’ Usa : la definizione chiara della futura architettura istituzionale europea, come ho già detto, e la volontà dei Governi di cedere quote di sovranità nazionale. Ma non si tratta solo di volontà, è anche una questione di effettiva possibilità: i Ministeri degli Esteri e la diplomazia sono strutture consolidate, alquanto burocratiche, con contatti e relazioni internazionali sia protocollari che personali definiti nel tempo, molto gelose delle proprie prerogative. Spesso risultano difficili i rapporti tra gli stessi Ministeri e le cancellerie di uno stesso Stato membro. Ritengo che per i primi tempi il Ministro degli esteri Ue potrà essere un buon coordinatore, soprattutto per il commercio estero ed i grandi principi, ma che la politica sul campo – che poi è in massima parte business politics – si continuerà a farla dalle capitali. Prima della fine del decennio, tuttavia, o l’Unione si doterà di una politica estera vera e propria o dovremo rassegnarci al vassallaggio nei confronti degli Usa e dei suoi alleati”. Ricostruire l’Iraq: si può ricomporre il triangolo Ue-Usa-Onu rotto sulla guerra ? “Gli Americani hanno preso il controllo amministrativo del Paese, e non poteva essere altrimenti dato che ‘han fatto tutto loro’. Molto dipenderà dal grado di disponibilità dell’amministrazione di Washington di coinvolgere l’Unione (e non solo il Regno Unito) nei contratti per le infrastrutture. Questo per quanto riguarda la ricostruzione ‘del mattone’. Ma esiste anche l’altra faccia della medaglia: per la ricostruzione democratica, solo Ue ed Onu possono svolgere un ruolo serio ed efficace. Diciamolo forte e ci ascolteranno”.