Sulle vie di un’autentica fedeltà” “

Il dono e il compito primario dei vescovi ” “e dei preti in Europa ” “è annunciare Cristo” “

“La fede cristiana rappresenta il più ricco patrimonio a cui i popoli europei possono attingere per realizzare il loro vero progresso spirituale, economico e sociale”. Lo ha detto Giovanni Paolo II , ricevendo in udienza l’8 maggio i partecipanti al convegno su “I presbiteri e la catechesi in Europa”. Per Giovanni Paolo II, “la catechesi in famiglia, nel mondo del lavoro, nella scuola e nell’università, attraverso i nuovi linguaggi, coinvolge presbiteri e laici, parrocchie e movimenti”, chiamati a “cooperare alla nuova evangelizzazione, per mantenere e rivitalizzare le comuni radici cristiane”. Ma la “qualità” della catechesi, ha puntualizzato il Papa, “dipende, in grandissima parte, dalla presenza e dall’azione del sacerdote”, che “specialmente se parroco” è chiamato ad essere “il primo credente e discepolo della Parola di Dio”. No ai “mille impegni”, sì alla “tensione missionaria”. “Oggi – ha sottolineato il Papa – il ministero del presbitero allarga sempre più i suoi confini in ambiti pastorali che arricchiscono la comunità cristiana, ma rischiano a volte di disperdere la sua azione in mille impegni e attività. La sua presenza nella catechesi ne risente e può ridursi a momenti saltuari poco incisivi per la stessa formazione dei catechisti”. I preti, al contrario, secondo Giovanni Paolo II devono “sentire come un debito verso tutto il popolo di Dio, quello di trasmettere il Vangelo e di farlo con la più attenta preparazione teologica e culturale”. “Dedicare un’assidua cura al discernimento e all’accompagnamento delle vocazioni per il servizio catechistico”: questo un altro compito affidato dal Papa al sacerdote, che deve essere “catechista dei catechisti” ed “aiutare la comunità perché viva in una tensione missionaria permanente”. Il “dono e il compito primario dei vescovi e dei presbiteri” in Europa, ha concluso il Pontefice, è quello dell'”edificazione della Chiesa mediante l’annuncio della Parola di Dio e l’insegnamento catechistico”: in questa prospettiva, il Catechismo della Chiesa cattolica può essere “un indispensabile vademecum offerto ai sacerdoti, ai catechisti e a tutti i fedeli, per guidare la catechesi su vie di un’autentica fedeltà a Dio e agli uomini del nostro tempo”. Lo “stile” di Gesù… “Una catechesi che si investa dei reali problemi della vita è la premessa indispensabile per rendere la fede dei credenti capace di tradursi in testimonianza forte e convinta”. Lo ha detto mons. Cesare Nosiglia, vicegerente di Roma e delegato del Ccee per la catechesi, concludendo i lavori dell’incontro. “Oggi è tempo di annuncio esplicito, sempre e dovunque e verso tutti e chiunque”, ha aggiunto il relatore. “Autenticità e forza di verità”, “coerenza della testimonianza”: questi i requisiti essenziali della catechesi del presbitero, che è chiamata ad essere “sempre più missionaria”. Partendo dallo “stile” stesso di Gesù, che “catechizzava con la parola e coni gesti, con tutta la sua vita”. Solo così, secondo Nosiglia, la comunità ecclesiale può diventare un vero e proprio “ambiente vitale” dove “chi entra, chi si trova a passarci anche occasionalmente respira un clima non da azienda in funzione produttiva, ma di famiglia dove ciò che conta sono le persone, il saper stare e perdere tempo con ciascuno senza fretta, senza un dialogo di facciata, ma sostanzialmente estraneo o indifferente o peggio impositivo”. …e quello dei laici. Da una catechesi “occasionale, funzionale ma ben poco incisiva” ad una catechesi che parte dalla “passione per l’uomo” e “scende dentro la cultura e le esperienze proprie di ciascuno”: questo il passaggio auspicato da Nosiglia, secondo il quale i preti devono “imparare” dai laici, se non vogliono trasformarsi in “tuttologi” e “far ruotare tutto attorno a sé”.