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Malta, Slovenia, Ungheria e Lituania: alte le percentuali ” “di adesione all’Ue… In attesa di Polonia e Slovacchia ” “

Il primo sì è stato quello di Malta, che l’8 marzo 2003 ha inaugurato la serie dei referendum sull’entrata nell’Ue. Il 53% dei votanti ha espresso parere favorevole alla domanda di adesione. Il 45% ha detto no, mentre solo il 2% ha invalidato il voto. Un sì convinto all’Ue e alla Nato anche dalla Slovenia. I circa 1,6 milioni di elettori sloveni il 23 marzo hanno espresso un sì quasi unanime all’adesione all’Ue (88%) e un’approvazione meno plebiscitaria (66%), per la Nato. Schiacciante maggioranza di sì anche in Ungheria: l’83,8% dei votanti si è detto favorevole all’adesione all’Ue. Domenica 11 maggio ha votato anche la Lituania. I prossimi saranno la Slovacchia (16-17/5), la Repubblica Ceca (15-16/6), Estonia (14/9), Lettonia (20/9). Cipro non ha organizzato alcun referendum. La Lituania. Anche la Lituania ha detto sì all’Unione Europea. Nel referendum che si è svolto sabato 10 e domenica 11 maggio il più grande Paese baltico si è espresso a favore dell’adesione all’Ue: i ‘si’ all’Ue sono stati il 90,97% contro il 9,03% dei ‘no’. “Un motivo di grande speranza per il nostro Paese” ha commentato il vice presidente della Conferenza episcopale della Lituania, mons. Sigitas Tamkevicius, arcivescovo di Kaunas, evidenziando l’ampia percentuale di consensi. “Questa altissima percentuale – ha detto l’arcivescovo lituano – rivela l’unione della popolazione su un tema importante come quello dell’allargamento. Quello che la Lituania si attende dall’Europa è innanzitutto il miglioramento delle condizioni di vita, che per molti lituani sono mediocri. I nostri giovani sperano che la cooperazione con gli altri Paesi renderà loro più facile la possibilità di studio anche all’estero”. Tuttavia mons. Tamkevicius non si nasconde le difficoltà dell’adesione: “Siamo consapevoli che l’ingresso in Europa comporta tutti quei rischi che vengono dalla secolarizzazione del vecchio Continente. Ma non possiamo nascondere le nostre radici cristiane. Anzi auspichiamo che queste vengano citate nella Carta costituzionale europea”. Slovacchia-Polonia. L’8 giugno rappresenta per la Polonia la data decisiva in vista dell’allargamento: si terrà infatti il referendum che chiamerà alle urne i 38 milioni di polacchi. Se dovessero vincere i “si” la Polonia sarà anche il primo Paese tra i nuovi entrati a convertirsi all’Euro. Il cambio della moneta avverrebbe infatti entro il 2007, con un rapporto stimato al momento in 4,4-4,5 Zloty per ogni Euro. I Vescovi polacchi, guidati dal card. Glemp, si sono espressi con un documento, che verrà letto in tutte le chiese domenica 1 giugno, nel quale ribadiscono l’invito già espresso in altre occasioni: quello di partecipare al referendum. “Ogni polacco – scrivono tra l’altro i Vescovi – tanto più un uomo di fede, nella consapevolezza della responsabilità del futuro e del posto spettante alla nostra Patria nella famiglia delle nazioni europee, dovrebbe partecipare al referendum… esprimendo il proprio voto in conformità alle possibilmente complete conoscenze e alla coscienza formata dalla fede e dai criteri morali obiettivi che ne derivano”. I Vescovi polacchi sottolineano che “l’indicazione sicura da seguire è quella di Giovanni Paolo II” che ha ricordato l’importanza che la Polonia abbia “il posto che le spetta nell’ambito politico ed economico delle strutture dell’Europa unita”. L’adesione tuttavia non dovrebbe comportare per il Paese la rinuncia alla “propria immagine spirituale e culturale” e tantomeno “alla propria tradizione storica legata dalle origini al cristianesimo”. Sulla stessa lunghezza d’onda dei vescovi polacchi anche quelli della Slovacchia, che a più riprese, hanno invitato la popolazione a non disertare le urne ma a recarsi a votare, senza tuttavia dare indicazioni precise di voto. “I vescovi – spiega il portavoce mons. Mariàn Gavenda – lasciano libertà di voto ai fedeli ai quali chiedono una conoscenza per quanto possibile obiettiva e critica dell’argomento oggetto della consultazione elettorale. Già dallo scorso settembre la Conferenza episcopale slovacca aveva distribuito una ‘brochure’ in cui richiamava i laici all’impegno in politica, spiegava cosa è l’Unione Europea e su quali valori questa dovrebbe essere fondata”.