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La stampa "di prossimità"” “

I giornali parrocchiali: 1500 testate” ” e 23 milioni di copie l’anno” “

Si è tenuta nelle scorse settimane a Rennes, nell’Alta Bretagna, l’assemblea generale della Fnplc (Federazione nazionale della stampa locale cristiana), organo che riunisce quattordici associazioni con l’obiettivo di promuovere la stampa parrocchiale e i fondi comuni di differenti diocesi. Stampa “di prossimità” assai diversificata, la stampa parrocchiale raggiunge oggi in Francia parecchi milioni di lettori e fa appello a numerosi volontari. Secondo il direttore del Seminario di Lilles e presidente della Fnpl, padre Bernard Podvin , il giornale parrocchiale è “strumento di comunione e di legami sociali”; tuttavia “l’irradiazione della stampa locale cristiana viene spesso misconosciuta”, nonostante i “giornali parrocchiali abbiano una tiratura annuale di 23 milioni di copie, edite da circa 1500 testate”. Una missione grande e fragile. Si tratta di “pubblicazioni che forse non provocano grande ‘rumore mediatico’,” precisa padre Podvin, “ma sono al servizio della vitalità delle comunità cristiane” e “costituiscono una straordinaria rete sociale ed ecclesiale”. Diversi l’uno dall’altro perché legati alle specifiche “scelte pastorali, redazionali e finanziarie” delle variegate realtà locali, “rurali e urbane”, i giornali parrocchiali devono “onorare quanto espresso da Giovanni Paolo II nella sua esortazione sulla missione dei laici: ‘Se la parrocchia è la Chiesa radicata in mezzo alle case degli uomini, essa vive e agisce profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i drammi”‘. E proprio nella delineata prospettiva di parrocchia come “casa aperta a tutti, fontana cui ognuno può dissetarsi”, il presidente Fnplc ravvisa il motivo d’essere “delle pubblicazioni proposte dalle comunità parrocchiali all’opinione pubblica. Nel tempo attuale, in cui si avverte, nella società come nella Chiesa, l’urgenza dell’ascolto e della ‘vicinanza’, il giornale locale offre visibilità e risonanza a questa missione, al tempo stesso grande e fragile”. “Dare la parola” ai piccoli. Sono tre, secondo padre Podvin, le condizioni di una stampa locale che operi “in nome del Vangelo”. Innanzitutto, “dire con linguaggio ‘udibile’ il mistero della fede ai nostri contemporanei” curando “la qualità del contenuto e della forma”. “Raggiungere i più piccoli che spesso non troveranno nelle cassette postali altre letture ‘serie’ al di fuori del giornale della parrocchia” è la seconda priorità indicata dal sacerdote. “Essi devono essere informati con precisione. Occorre dare loro la parola”, aggiunge. Infine, “testimoniare, come afferma il Concilio, che le gioie e le prove degli uomini sono quelle dei discepoli di Cristo. Nulla di ciò che è umano può essere loro estraneo”. La parola scritta ha ancora un futuro. “Grazie a Dio – osserva padre Podvin – nessuno strumento monopolizza la comunicazione sociale e religiosa. Nell’attuale panorama dei diversi media, la parola scritta mantiene ancora il suo posto e la sua missione”, con la capacità di “favorire, nella cacofonia mediatica, la riflessione e il distacco”. Un ulteriore punto a favore, la “periodicità distanziata” che la pone in salvo “dallo stress dell’immediato e dagli scogli del superficiale e dell’effimero”. Coniugando “rigore professionale e soffio apostolico – l’uno non può reggersi senza l’altro – i giornali parrocchiali possono contribuire all’annuncio del Vangelo ponendosi al servizio dell’uomo”. Ne è convinto il presidente Fnplc, a condizione che “l’opinione pubblica” trovi in questa stampa “il segno di una Chiesa accogliente e missionaria, capace al tempo stesso di comprendere la realtà dei tempi e fedele alla specificità del messaggio evangelico”. Una “preoccupazione apostolica che”, conclude in qualità di responsabile del Seminario di Lilles, “deve rientrare nella formazione dei futuri pastori”.