costituzione" "
La futura Costituzione e i principi della cittadinanza europea” ” secondo i Padri fondatori” “
Il 9 Maggio 1950, il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman proponeva alla Germania di mettere in comune la produzione del carbone e dell’acciaio, al fine di dare inizio ad una cooperazione economica e commerciale stabile in grado di garantire la pace tra i due storici nemici del continente europeo. Nel giro di due anni, alla Dichiarazione Schuman aderirono altri quattro Paesi (Italia, Olanda, Belgio e Lussemburgo): nel 1952 venne firmato a Parigi il trattato istitutivo della Ceca (la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), preludio della Comunità economica europea (Cee) e della Comunità europea dell’energia atomica (Euratom) sancite dai Trattati di Roma del 1957. A oltre mezzo secolo di distanza, possiamo ancora parlare di “attualità” di una Dichiarazione che ha cambiato in meglio il corso della storia continentale e mondiale? Abbiamo incontrato Paul Mathrejsen , olandese, già direttore della Commissione Europea, oggi avvocato tra i maggiori esperti di diritto comunitario. A 53 anni di distanza, la Dichiarazione Schuman è ancora attuale? “Robert Schuman, quando nel 1950 propose a Francia e Germania di mettere in comune la produzione del carbone e dell’acciaio, aveva un doppio intendimento: uno contingente, legato all’emergenza del continente dopo la seconda guerra mondiale ed al timore per la rinascita dell’industria pesante bellica tedesca; l’altro a lungo termine, che potremmo definire sogno o visione, che mirava alla creazione nell’Europa distrutta che piangeva i suoi morti di una organizzazione sovranazionale per la rinascita politica, economica e sociale dei popoli europei. Entrambi gli intendimenti erano finalizzati a garantire la pace in un continente dove in media scoppiava una guerra ogni vent’anni. Per fortuna di Schuman ed anche nostra, altri Paesi aderirono al progetto, Paesi che da allora hanno messo le armi in cantina (almeno tra loro). Oggi, nel momento dell’allargamento ad Est dell’Unione e di gravi conflitti internazionali, il duplice messaggio di cooperazione e di pace è attuale e assume nuove valenze”. Come si esprime questa attualità nell’Europa che cresce? “ Mutatis mutandis, ciò che l’Ue di oggi propone ed offre ai Paesi ex-comunisti è una nuova dichiarazione Schuman. Se, da un lato, cooperazione economica e dialogo per la pace e la democrazia sono una realtà con l’Est dalla caduta del Muro di Berlino, l’adesione all’Unione rafforza l’integrazione economica e vincola i nuovi Membri ad un patto per la pace con l’Europa ed il resto del mondo che non vedo come possa essere disatteso. Invece di carbone e di acciaio, oggi parliamo di scambi agricoli, di telecomunicazioni, di mercato dell’energia: il senso è sempre e comunque quello di convivere in armonia, sperando di recuperare le innegabili divergenze culturali e di relegare le lungaggini burocratiche proprie di una grande organizzazione sovranazionale in posizione marginale rispetto ai valori di solidarietà, fratellanza, sviluppo sostenibile e tutela dei diritti umani. Infine, nel momento in cui la Convenzione prepara la futura Costituzione dell’Europa unita, sarebbe opportuno leggere tra le righe della Dichiarazione Schuman per riscoprire valori e principi della cittadinanza europea, vera ambizione dei Padri fondatori”. E sul piano internazionale? “Dopo anni di vergogne e fallimenti, dalla ex-Yugoslavia all’Iraq passando per la Cecenia, l’Ue cerca oggi di “rifarsi la faccia” dotandosi degli strumenti giuridici per agire da protagonista in politica internazionale. Non solo commercio, ma anche democratizzazione, sviluppo e pace. I fronti su cui intervenire sono parecchi: la ricostruzione in Iraq, la “road map” per il Medio Oriente, Cuba, i conflitti regionali in Africa, le nuove minacce del terrorismo. In Europa, il “lavorare assieme” per la pace produrrà frutti anche nel mondo. A condizione che la volontà politica ed i fatti conseguenti prevalgano sulle parole. Schuman insegna”.