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“La Comece ha sempre più volte sottolineato l’importanza delle politiche sociali e del processo di Lisbona che ha posto la promozione dell’inserimento sociale tra gli argomenti principali della strategia globale dell’Unione europea”, ma ritiene che sia necessario dare voce e ascolto anche a “Regioni, Comuni ed organismi di volontariato”. Sostanzialmente positivo, se pure con qualche riserva, il giudizio espresso da Stefan Lunte, responsabile settore politica economica e sociale della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), sulle misure di lotta contro l’emarginazione sociale (le “buone prassi”) intraprese dalla Ue con il programma di azione comunitaria istituito per incoraggiare la cooperazione in materia tra gli Stati membri sulla base della Decisione n.50/2002 Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 dicembre 2001. Nei mesi scorsi la Comece ha contribuito ai lavori del gruppo “Europa sociale” della Convenzione europea con un proprio documento nel quale vengono ribaditi, tra l’altro, “il rispetto della dignità umana come valore di base” per le politiche sociali, oltre alla solidarietà e alla sussidiarietà, e l’importanza di “un dialogo strutturato tra l’Ue e le Chiese e le comunità religiose”. Il programma di azione contro l’emarginazione sociale. Si tratta di un programma pluriennale, valido dal 1° gennaio 2002 al 31 dicembre 2006, aperto anche alla partecipazione dei Paesi candidati dell’Europa centrale ed orientale, e volto a favorire la cooperazione tra gli Stati membri e a incrementare l’efficienza delle politiche di lotta all’emarginazione sociale tramite il miglioramento della comprensione del fenomeno della povertà, l’organizzazione di scambi sulle politiche attuate e la creazione di reti a livello europeo per affrontare efficacemente tale problema. La Commissione europea, in cooperazione con gli Stati membri, adotta i provvedimenti necessari per promuovere la partecipazione al programma di tutte le parti in causa (organismi incaricati di combattere l’emarginazione sociale, organizzazioni non governative, università) e fornisce informazioni relativamente alle azioni intraprese dei cui risultati garantisce la divulgazione. Tre le tappe previste: analisi delle caratteristiche, dei processi, delle cause e delle tendenze nel campo dell’emarginazione sociale; cooperazione e scambio di informazioni e di migliori prassi; partecipazione dei vari attori e sostegno alla creazione di reti a livello europeo. La dotazione finanziaria del programma è pari a 75 milioni di euro. Spetta alla Commissione controllare e valutare regolarmente il presente programma assieme agli Stati membri. Una relazione finale sull’attuazione dello stesso dovrà essere presentata dalla Commissione entro il 31/12/2006. Il giudizio dei vescovi. “La Comece – afferma Lunte – valuta positivo lo scambio di esperienze tra i Governi ma riteniamo che lo stesso debba accadere anche tra Regioni, Comuni ed organismi di volontariato invitati a volgere lo sguardo verso gli esclusi del loro territorio. Se difficoltà ci sono nell’attuazione di questo programma d’azione pluriennale contro l’emarginazione sociale queste provengono da alcuni Governi che mancano di convinzione e di fiducia nell’azione della Commissione. Crediamo invece che la Commissione farà ciò che si è prefissato per meglio comprendere il fenomeno dell’esclusione, per organizzare gli scambi a livello nazionale e verificare la capacità dei singoli membri di lavorare su questo terreno”. Quanto alla dotazione finanziaria di 75 milioni di euro, “credo rappresenti un buon inizio” prosegue Lunte, precisando che “al riguardo la Comece sta lavorando ad una presa di posizione che tratterà delle nuove prospettive finanziarie. Non dimentichiamo, infatti, – avvertono i vescovi europei – che con l’ingresso di dieci nuovi Paesi avremo nuove disparità economiche e sociali mai viste prima in Europa. Per questa ragione occorre lavorare per limitare e risolvere queste disparità”.