Ecumenismo" "

Il giorno dell’unità” “

Il "grande segno" ecumenico del Kirchentag” “

“Il Kirchentag comune diventi un grande segno ecumenico che l’unione nella fede è più forte di quello che divide”, mentre “i cristiani hanno una comune missione nei confronti del mondo”. E’ quanto afferma Giovanni Paolo II nel messaggio inviato all’Oecumenische Kirchentag che si è aperto il 28 maggio a Berlino (cfr. Sir nn.33, 37, 38/2003). “La nostra testimonianza come credenti – ammonisce però il Papa nel saluto letto dal Nunzio apostolico, Mons. Giovanni Lajolo,– è oscurata dalla divisione della cristianità. La sofferenza per la mancanza di una unità certa di tutti i cristiani ci deve sempre più spronare a ricercare e trovare nel dialogo le vie verso l’unità nella verità’ e nell’amore”. Dopo il benvenuto della Germania espresso dal presidente della Repubblica, Johannes Rau, ha preso l’avvio l’incontro che prevede ogni giorno occasioni di riflessione spirituale e biblica, di meditazione e contemplazione. Già durante la cerimonia solenne di apertura nella piazza di Brandeburgo, in altri dodici luoghi sacri di Berlino, chiese cattoliche e templi evangelici, si celebravano liturgie comuni. Sono più di cinquemila gli ospiti impegnati, circa duecentomila (molti di più del previsto, e per la metà giovani) i partecipanti a questa “kermesse” dello spirito. “E come dividersi fra il centinaio di dibattiti, conferenze, tavole rotonde, in programma? – si chiede Angelo Paoluzi, conoscitore della realtà cristiana in Germania, inviato Sir a Berlino – Il cronista può indicare, forse con scelte arbitrarie, il ‘podium’ in cui ci si chiede: ‘E’ finito il tempo del gelo?’, e dove discutono un arcivescovo della chiesa ortodossa russa, Longin di Klin, un metropolita della chiesa ortodossa romena, Daniele di Iasi, e due esperti di problemi di rapporti confessionali fra cattolici e ortodossi”. Oppure, prosegue Paoluzi, “suggerire ‘Tutti gli uomini sono nati liberi e uguali nei diritti’, una tavola rotonda cui partecipano, con numerosi altri, un missionario brasiliano, un membro del Dialogo islamo-cristiano, una rappresentante buddista che viene da Hong-Kong, due imam, rispettivamente di Marsiglia e di Colonia. E ancora sulla nuova Europa, con un dibattito a più voci, fra le quali quelle di un ungherese, di un olandese e di un austriaco”. Altrove dibattono su “Superare le frontiere – agire ecumenicamente” tre giornalisti polacchi, uno ceco, un bielorusso. Senza contare il drammatico confronto sui problemi del Medio Oriente: “Ebrei, cristiani e musulmani insieme per la pace”, con il patriarca di Gerusalemme mons. Michel Sabbah, il rabbino Michael Melchior, lo sceicco di Hebron Tal El Sider, il canonico di Coventry Andrew White. E l’Africa, la grande dimenticata, si vede attribuire uno spazio per gli irrisolti, drammatici problemi, dalla guerra, alla fame, all’Aids. “Contrariamente a quanto si possa credere – osserva Paoluzi – non è, questo incontro, monopolio di cardinali, vescovi, dignitari evangelici e personalità più o meno conosciute. Per la collaudata esperienza dei Katholikentag cui chi scrive ha partecipato, c’è animazione, botta e risposta, voglia di capire e farsi capire. E chi sta dietro al tavolo non monologa, dialoga. Questa volta con un testimone in più: i media”. “E’ incredibile – sottolinea – per giornali, televisioni e radio che al fatto religioso dedicano spesso una breve col pallino, lo spazio che si sta attribuendo alla manifestazione. Non soltanto i giornali berlinesi, localmente interessati, ma quelli di Amburgo, di Francoforte, di Bonn: spesso con supplementi ricchissimi, come quello della ‘Frankfurter Rundschau’, giornale quanto mai laico, o della ‘Berliner Tageszeitung’ o del ‘Tagespiegel’; e i minuti che radio e tv lasciano al Kirchentag. E’, anche questo, un ‘segno dei tempi’?”.