editoriale" "

Vienna interroga Bruxelles” “” “

“Forse non si è trattato solo di una pura coincidenza, ma proprio nei giorni in cui si celebrava la prima missione cittadina europea a Vienna, è stata pubblicata a Bruxelles la bozza della futura Costituzione europea che nel suo preambolo (testo a pag.13) non prevede un esplicito riferimento alle radici cristiane dell’Europa”, afferma Erich Leitenberger, direttore di Kathpress. Quella approvata il 28 maggio dal Presidium della Convenzione rappresenta, tuttavia, solo una bozza della Costituzione Ue. Oggi 30 e domani 31 maggio verrà discussa in riunione plenaria, mentre in giugno è previsto un fitto calendario di incontri per giungere, se possibile, alla formulazione di una proposta unitaria da presentare a Salonicco al vertice del 20-21 giugno. Solo in ottobre il Trattato passerà in esame alla Conferenza intergovernativa (Cig) dove verrà discusso dai Quindici più i dieci nuovi membri. Cambiamenti, pertanto, sono ancora possibili. Le prime reazioni ufficiali delle Chiese europee alla bozza della Costituzione non sono state eccessivamente dure. Dietro le quinte si è parlato di una soluzione diplomatica: da una parte le Chiese – non insistendo troppo sul riferimento esplicito delle radici cristiane – hanno consentito ai fautori del laicismo di una volta di salvare la faccia. Dall’altra parte la loro richiesta di essere trattate non come semplici “organizzazioni non governative” (Ong) oppure espressioni della “società civile” sono state accolte inserendo l’articolo 51 nella bozza della Costituzione che prevede il riconoscimento dello statuto particolare delle Chiese ed inoltre costituisce la base per un dialogo permanente e strutturato tra Istituzioni europee e Chiese. Quel dialogo consentirà alle Chiese di essere voce di quelli che non hanno voce in capitolo, dei poveri, degli emarginati. Può darsi che al momento è ancora prematura la richiesta di un riconoscimento esplicito delle radici cristiane dell’Europa, radici senza le quali però non è possibile di capire la storia e la cultura del continente. Viene in mente la famosa frase del filosofo italiano Benedetto Croce “Perché non possiamo non dirci cristiani”. Senza il cristianesimo l’Europa diventa un fantasma. L’esperienza della missione cittadina in corso a Vienna ha sottolineato che l’eredità cristiana del continente è viva e può dare nuovi impulsi alla vita civile. Quali i punti salienti dell’iniziativa come sono già visibili a Vienna anche con la loro “valenza europea”? In sostanza si tratta di tre aspetti. La Chiesa dopo anni di problemi e turbolenze torna ad essere propositiva. Anche i giornalisti e politici più laici si rendono conto che la forza della Chiesa è viva, la Chiesa non è “roba da museo”. In secondo luogo la Chiesa simbolicamente sta riconquistano le piazze, gli spazi pubblici. Per tanti anni sulla piazza di Santo Stefano a Vienna si vedeva di tutto tranne manifestazioni cattoliche. Adesso con la missione cittadina e con l’enorme palco eretto accanto al duomo la Chiesa si sta riappropriando della piazza. Infine la Chiesa a Vienna è riuscita a mettere insieme i movimenti – una delle colonne portanti della missione cittadina. Il fascino del Vangelo è vivo anche per gli uomini di oggi, per gli uomini e le donne, i giovani ed i vecchi che cercano una risposta alle tre domande fondamentali: Da dove vengo? Dove vado? Quale senso ha la mia vita? Anche i governanti dovranno rendersene conto.