fede e cultura" "

C’è anche una "Europa viola"” “

Card. Paul Poupard: il realismo della Chiesa ” “e i progetti cristianamente ispirati ” “

Si è svolto nei giorni scorsi a Graz, in Austria, un Incontro continentale europeo per i membri e i consultori del Pontificio Consiglio della Cultura e per i vescovi responsabili della relativa pastorale di tutti i Paesi d’Europa. Promosso dal suddetto dicastero vaticano nella città austriaca eletta “Capitale culturale d’Europa” per il 2003, l’incontro si è incentrato sulle sfide dell’evangelizzazione nelle attuali culture e sulla costruzione della nuova Europa attraverso l’incontro tra Est e Ovest. Oltre 60 i vescovi presenti, provenienti da 40 Paesi del continente: “un’autentica novità – ha dichiarato al Sir il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, card. Paul Poupard – che testimonia la consapevolezza di tutti i presuli europei dell’importanza e del ruolo della pastorale della cultura. Un processo ormai avviato, da incentivare ulteriormente favorendo una comunicazione più intensa e una collaborazione più efficace tra le Chiese, perché attraverso la condivisione del patrimonio di valori che ogni Paese ha contribuito a costruire, l’Europa ‘dei due polmoni’ può trovare quell’anima e quella coscienza comune che ne fa davvero la casa di tutti”. Eminenza, l’incontro tra Est e Ovest è un processo che conosce luci ed ombre. Quali i punti di forza e i principali ostacoli? “Incoraggiante è la diffusa presa di coscienza dell’unico, ancorché sfaccettato, patrimonio culturale europeo, accompagnata dalla crescita di una generazione di giovani che, libera dai pregiudizi dei predecessori, nutre la convinzione della necessità di dare vita ad una comunità ben strutturata, non soltanto economica, ma politica, culturale e spirituale dopo tanti decenni di separazione forzata tra Est e Ovest. Rimangono, tuttavia, degli ostacoli: l’Occidente secolarizzato e consumista viene demonizzato da numerosi cittadini dell’Europa dell’Est che temono di subire una sorta di ‘colonizzazione’ economica e di omologazione culturale. A ciò vanno ad aggiungersi il riaccendersi dei nazionalismi e le incomprensioni tra le confessioni cristiane delle due aree”. Quali i passi concreti per il dialogo tra i “due polmoni” dell’Europa? “Innanzitutto la promozione di una cooperazione di fatto tra cattolici d’Europa a tutti i livelli. Una prospettiva in cui si inserisce, oltre a questo recente incontro di Graz, la prossima Settimana sociale. E’ strategico inoltre l’aiuto fraterno che le università cattoliche dell’Europa occidentale possono offrire all’Europa dell’Est sul piano della formazione, poiché tutta la comunità cristiana ha bisogno di intellettuali capaci di far sentire la propria voce sulle grandi questioni del nostro tempo. Importante anche il ruolo del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. C’è un’ ‘Europa viola’ dicono i francesi: l’Europa ‘reale’ dei vescovi che può costituire un valido propulsore per l’autentica crescita del continente”. Ci sono nelle Chiese europee “progetti culturali cristianamente ispirati”? E’ pensabile un comune “progetto” europeo? “Non esistono programmi paragonabili a quello della Chiesa italiana, ma in Europa vi è una pluralità di progetti corrispondenti alla diversità e alla ricchezza delle situazioni culturali dei singoli Paesi. Nell’ambiente universitario, ad esempio, ho riscontrato diverse iniziative volte ad approfondire il rapporto tra fede e cultura attraverso il dialogo con la ricerca scientifica e, più in generale, tese alla promozione di una cultura ispirata e resa dinamica dalla fede. Dotate di minori mezzi, ma egualmente attente ai mutamenti culturali e altrettanto ricche di fermento, quelle dell’Europa dell’Est. Non mi sembra viceversa concepibile, e nemmeno auspicabile, un progetto culturale uniforme, comune per tutta l’Europa, che si tradurrebbe in qualcosa di asettico e mortificherebbe le diverse identità nazionali”.