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Così vicini, così neutrali” “

L’assenza dell’Europa nel Mediterraneo è tra le cause ” “del permanere del conflitto tra Israele e Palestina” “” “

Si è svolto la scorsa settimana a Heraklion, Creta, il vertice dei Ministri degli esteri del partenariato Euromediterraneo. All’ordine del giorno la ripresa del dialogo interculturale nella regione, ma soprattutto il processo di pace in Medio Oriente. Per approfondire il ruolo dell’Europa nella ricomposizione di un conflitto che dura da oltre trent’anni, SirEuropa ha incontrato Georges Mavroyiannis , economista, docente di sviluppo locale, direttore dell’Agenzia dello Sviluppo della Prefettura di Heraklion. Come è possibile che le relazioni euromediterranee ritrovino lo slancio iniziale della Conferenza di Barcellona? “La priorità rimane, sia a livello politico che tecnico degli attori coinvolti nel partenariato, a cominciare dalla società civile e dai suoi organismi. Il fatto è che, dal lato europeo, l’attenzione maggiore è stata in questi ultimi tempi dedicata all’allargamento ed ai suoi risvolti, politici, economici e sociali. Finché l’Ue non considererà le relazioni euromediterranee alla stregua di un ‘allargamento virtuale’ verso sud, sarà difficile impegnare uomini e risorse affinché lo spirito cooperativo ed associativo di Barcellona ritrovi l’impulso necessario per strutturare un nuovo rapporto tra Ue e Paesi mediterranei (la maggior parte dei quali musulmani). Ancora una volta, è una questione di volontà, anche perché se si può forse parlare di diffidenza dei Paesi arabi verso l’Europa dopo l’11 settembre e l’ultimo attacco in Iraq, non è certo lecito pensare che la popolazione sud-mediterranea sia ostile ad un contatto permanente e stretto con l’Unione europea”. Condivide l’opinione secondo la quale il ruolo chiave per la pace può essere svolto dall’Europa attraverso Euromed? “Il ritorno della pace in Medio Oriente è forse l’impresa più difficile che l’umanità ha affrontato e sta affrontando dal secondo dopoguerra. Caduto il muro di Berlino, l’ultimo grande divisorio nelle relazioni internazionali è il conflitto israelo-palestinese. Indubbiamente, per il loro peso economico e militare gli Stati Uniti sono chiamati in prima persona a favorire una soluzione: ci hanno provato nel passato, ma dai successi di Camp David alla ripresa delle occupazioni e dell’Intifada il passo è stato breve. Non è scientificamente provabile, ma l’assenza dell’Europa sul piano politico ha contribuito al permanere del conflitto: gli europei sono più vicini, sono anche più neutrali nel senso che i Paesi membri dell’Europa non sono partigiani esclusivi di una parte o dell’altra, e sono in fin dei conti ben visti sia da Israele sia dal mondo arabo. E’ mancata clamorosamente la credibilità di una politica europea capace di mediare, e di far seguire alle parole (tante e importanti) i fatti (pochi – se si esclude l’aiuto umanitario – e poco significativo). Se l’Europa appoggerà la road map in maniera unitaria e non ideologica, il Medio Oriente ne terrà conto positivamente”. Il rilancio del dialogo tra i popoli del Mediterraneo può fermare chi vorrebbe trasformare il mondo in un’arena di conflitto tra religioni? “Il dialogo interculturale è fondamentale. Si tratta dell’unica strada per costruire la pace dal basso, partendo dalla volontà dei popoli di vivere in pace. Il terrorismo internazionale di stampo islamico mira proprio ad impedire tale processo, che è avversato anche da certi grandi e non detti interessi economici e geopolitici del mondo occidentale. L’Europa allargata non può permettersi di ignorare questo fatto, e deve dare l’esempio. A livello di religioni, i passi avanti sono sostanziali: ci si parla, si discute, si cerca di coinvolgere la gente per estirpare il cancro dell’odio fine a sé stesso. Detto questo, per essere ricomposta la spaccatura tra nord e sud del mondo richiede anche lo sforzo in prima persona delle parti in causa: come propone la ‘road map’, Israele deve fermare le occupazioni e gli insediamenti, e l’Autorità Palestinese deve imporre ai terroristi la fine degli attentati. L’Europa unita e univoca, tramite il partenariato euromediterraneo, è in grado di fornire un contributo fondamentale”.