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Quotidiani e periodici ” “

Grande spazio, sulla stampa internazionale alla “missione” di Bush in Medioriente, con i due incontri di Sharm-el-Sheikh ed Aqaba per verificare i primi passi della “road map “. “Nuova speranza in Medio Oriente”, titola l’ Herald Tribune (5/6), secondo cui “gli incontri del presidente Gerorge W. Bush in Medio Oriente hanno prodotto alcuni degli accordi più incoraggianti mai sentiti in quella parte torturata del mondo (…). Dopo due anni e mezzo di battaglia che sembrava aver aperto un abisso insormontabile tra israeliani e palestinesi, la vera novità di questi incontri, e dell’improvviso coinvolgimento personale del presidente Bush, sono un segno gratificante che l’opportunità di pace non è stata soffocata”. Anche se non mancano le difficoltà, fa notare il quotidiano americano, “le parole e gli incontri dei giorni scorsi offrono almeno una benvenuta, seppure misurata, speranza”. Un incontro al vertice “per costruire la pace”: così Patrick Jarreau, su Le Monde del 5/6, definisce quello di Bush con i leader israeliano e palestinese. Per il quotidiano francese, la “road map” viene accolta dai leader mediorientali come la “benvenuta”, ma “con diffidenza. Ciò che conta, agli occhi dei dirigenti arabi, è la creazione di uno Stato palestinese, e non bisognerà che le condizioni poste da questo piano servano ad allontanare l’obiettivo”. “Il nuovo governo palestinese ha i mezzi di imporsi di fronte ad Hamas?”. A chiederselo, sempre nella stessa edizione di Le Monde, è Gilles Paris, che fa notare come “i precedenti tentativi di smantellare i coloni ‘selvaggi’ si sono risolti in un fiasco”. Sul “piano” di Bush in Medioriente si sofferma anche La Croix (4/6), con un articolo in cui Agnés Rotivel sottolinea che “la difficoltà maggiore per Bush è quella di rilanciare i negoziati e di ottenere dai due belligeranti progressi degni di nota senza impegnarsi ‘minuto per minuto’ in tale questione, come aveva fatto il suo predecessore, Bill Clinton”. “Il Medio Oriente sulla rotta di pace”, è il titolo di apertura di Avvenire del 5/6. Il quotidiano cattolico italiano fa notare come sia “emersa una sostanziale adesione al progetto americano di una convivenza pacifica tra i due popoli ed anche con tutti gli altri Paesi dell’area”, anche se “i movimenti fondamentalisti rifiutano ogni ipotesi di accordo” ed i coloni “scendono in piazza”. Di segno diverso il settimanale cattolico inglese “ The Catholic Herald” (30/5) che dedica il suo commento allo Zimbabwe in occasione della visita in Inghilterra dell’arcivescovo di Bulawayo, mons. Pius Ncube. “I vescovi dello Zimbabwe – si legge – hanno puntato l’indice contro la corruzione e gli abusi commessi dal governo di Mugabe. Quando i nostri vescovi faranno sentire la loro voce?”.
Un trafiletto sullo Spiegel del 2/06 “ Un clic invece della mascherina” parla del boom di Internet in Cina in corrispondenza con l’epidemia di Sars. “ La Sars ha portato a un boom di Internet“, leggiamo. “ Nel mese di aprile, punto più alto del terrore epidemia, sale del 13% nella metropoli di Hong-Kong, particolarmente toccata dalla malattia, il numero degli utilizzatori privati di Internet. Nel portale cinese sohu.com ogni tre minuti una domanda sulla Sars ma“, continua “ le percentuali più alte le hanno totalizzate i negozi online e le banche, tutto ciò che insomma si può sbrigare online con sicurezza dalla propria stanza”. Vertice dei simboli” titola invece l’editoriale sullo stesso quotidiano del 4/06 a proposito dell’incontro di Evian a firma di Klaus-Dieter Frankenberger. “ La foto di gruppo il primo giorno del vertice aveva una forte valenza simbolica” in quanto “ metteva vicini non solo i potenti e i ricchi di questo mondo, ma anche i semipotenti e i meno ricchi, addirittura i poveri”, ovvero “ il mondo, colorato, multiforme, degli opposti”. Tuttavia il “ fascino del colore è ingannevole: là dove tutti si dirigono verso il dialogo interculturale, non è lontano il confine del qualunquismo”.
Sul ruolo che l’Europa dovrà assumere nell’attuale assetto mondiale il quotidiano spagnolo El Paìs pubblica, di volta in volta, le riflessioni di intellettuali di diversi Paesi. Il numero del 4/6 ospita un testo redatto dai filosofi Jurgen Habermas (tedesco) e Jacques Derrida (francese). Dopo avere invitato il vecchio continente ad “assumere il suo peso per riequilibrare l’unilateralismo egemonico degli Stati Uniti”, i due, auspicando una diversa prassi dei poteri dello Stato, affermano che “oggi l’Europa si offre come sistema di governo che supera lo Stato nazionale”. Ribaditi inoltre il diritto internazionale e il valore di istituzioni come l’Onu.