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Un documento della Comece mentre cambia ” “il Preambolo della Costituzione ” “
Il Presidium ha redatto in questi giorni una nuova versione del Preambolo della futura Costituzione europea. Rispetto alla prima stesura, il nuovo testo cancella sia il riferimento alla tradizione greco-romana sia la citazione della filosofia dei Lumi. La novità consiste nel secondo paragrafo del Preambolo, che recita: “Ispirandosi ai retaggi culturali, religiosi e umanistici dell’Europa i quali, sempre presenti nel suo patrimonio, hanno ancorato nella vita della società la sua percezione del ruolo centrale della persona umana, dei suoi diritti inviolabili e inalienabili e del rispetto del diritto”. La Convenzione sta discutendo in questi giorni sul Preambolo e sul capitolo delle Istituzioni Ue: per oggi, venerdì 13 giugno è attesa l’approvazione del documento finale che sarà consegnato al Consiglio europeo il 20 giugno. E un invito ad “avere uno sguardo cristiano” nella costruzione dell’Europa viene dalla Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), che ha reso noto proprio l’11 giugno un documento elaborato da un gruppo di teologi europei presieduto dal vicepresidente della Comece, mons.Hippolyte Simon, arcivescovo di Clermont. Il documento, intitolato “Apriamo i nostri cuori – la responsabilità dei cattolici e il progetto dell’Unione europea”, viene diffuso alle Chiese locali dei Paesi membri dell’Unione e dell’allargamento. Si tratta di un “testo bersaglio” – si legge – per “invitare tutte le persone e tutti i gruppi che lo desiderano ad intavolare un dialogo” sul tema della costruzione europea. Per questo sono attese riflessioni e critiche entro il 15 novembre 2003, per poi procedere alla stesura definitiva. Il testo è diviso in tre parti: gli orientamenti della tradizione cristiana importanti per la costruzione dell’Europa; una rilettura cristiana della dichiarazione di Robert Schuman; le responsabilità dei cattolici in Europa.
2004, appuntamento con l’Europa. Si parte dalla constatazione che nel 2004, con l’adesione di dieci nuovi membri, l’Europa si troverà ad “un appuntamento con se stessa”. Ripercorrendo la storia di questi cinquant’anni, nel documento si osserva che “la costruzione europea non suscita solo speranze e gioiosa impazienza”, ma anche “preoccupazioni e incertezze”. Alcuni cittadini, ad esempio, “considerano il processo di integrazione europea con dei sentimenti alterni, se non addirittura con un rifiuto radicale, poiché temono che la cultura e l’identità nazionale finiranno per sparire”.
Il ruolo dei cristiani. Ma “l’Europa non può essere compresa – sottolinea il documento – senza tener conto del ruolo fondatore che hanno avuto i cristiani. Anche se, oggi, una forma di agnosticismo diffuso sembra dominare il dibattito pubblico, le convinzioni dei cristiani sono sempre riconosciute come capaci di svolgere un ruolo, insieme con quelle degli ebrei e dei musulmani o dei membri di altre comunità religiose”. Compito dei cristiani è, perciò, “definire le vie di un’Europa caratterizzata dalla stabilità, la pace e il benessere pubblico”.
Punti di forza e limiti del processo di integrazione. Il documento analizza i punti di forza del processo storico di integrazione europea (i principi di pace, libertà e solidarietà) ma anche i limiti: “L’impotenza europea si è manifestata in modo ancor più evidente durante il conflitto nei Balcani” come pure durante la repressione delle sollevazioni degli ungheresi, dei cecoslovacchi, dei polacchi. Anche il principio di solidarietà, si legge, “dimostra i propri limiti” quando “un Paese può effettivamente e da solo impedire a tutti gli altri di agire”. Una contraddizione estesa anche all’economia di mercato, che “spesso aumenta le disuguaglianze tra gli strati sociali”. Da qui l’invito a porre delle regole per “mantenere la coesione sociale e proteggere le famiglie e le persone meno abbienti, le generazioni future e il resto del mondo”.
Aprirsi alla diversità. Ai cittadini europei è affidato il compito di “aprirsi alla diversità” e ai cattolici di riscoprire la “ricchezza della tradizione cattolica” esplorando “le diverse tradizioni di spiritualità”, da inserire anche nei programmi di catechesi in tutti i Paesi. Tra i “gesti profetici” a cui sono chiamati i cattolici spiccano in primo luogo l’ecumenismo e il dialogo con gli ebrei e i musulmani, ma anche un'”educazione che tenga conto della dimensione europea”.