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Durante il recente Vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea di Salonicco (vedi pg.14), si è parlato anche di immigrazione ed asilo. Diverse le decisioni: gestione congiunta delle frontiere esterne dell’Unione, rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine dei flussi migratori, rimpatrio dei clandestini, sviluppo di una politica di integrazione degli immigrati regolari e istituzione di un regime europeo comune per la concessione dell’asilo e dello status di rifugiato. Secondo stime fornite dalla Caritas, (Dossier statistico 2002), la percentuale di immigrati in Europa è del 5%, mentre i richiedenti asilo sono oltre 384 mila. Sulla necessità di una politica comunitaria in materia di immigrazione la Comece già più volte si era espressa fornendo un contributo al dibattito. In particolare i vescovi europei giudicano fondamentale “costruire una società accogliente. Un Continente europeo incapace di accogliere immigrati di altri continenti negherebbe del tutto il proprio passato”. Tuttavia, avvertono, “nessuno Stato può far fronte da solo al fenomeno della migrazione. E’ necessario che il rispetto del diritto della persona ad emigrare e di cercare migliori condizioni di vita venga inserito in un più ampio ambito di giustizia a livello mondiale”. A partire dal miglioramento delle condizioni di vita dei Paesi di origine dei migranti. Circa l’immigrazione illegale i vescovi ritengono che possa essere sconfitta “offrendo maggiori possibilità di entrare legalmente. Crediamo scrivono che con più possibilità di immigrazione legale sempre meno persone ricorreranno ai trafficanti, evitando varie forme si sfruttamento. Per essere globale una politica comunitaria in materia di immigrazione deve considerare le migliaia di immigrati irregolari”. Per una coerente politica di immigrazione i vescovi suggeriscono: “partenariati con i Paesi di origine, un regime di asilo comune, integrazione degli immigrati legali nei vari Paesi e migliore gestione dei flussi migratori”. La politica europea di immigrazione “dovrebbe fondarsi sull’eredità dell’Europa quale terra di scambio e di arricchimento reciproco senza apparire, all’esterno, come una grande fortezza”.