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Ragazzi nel fumo ” “

In Europa, tra i consumatori di droghe molti sono adolescenti” “” “

Il 5-15% dei giovani adulti europei consuma cannabis, lo 0,6-6% consuma anfetamine, lo 0,5- 3,5% cocaina e lo 0,5- 5% ecstasy. Sono solo alcune delle percentuali variabili che emergono dalla Relazione annuale 2002 sull’evoluzione del fenomeno della droga nell’Unione europea e in Norvegia redatta dall’Oedt, l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodpiendenze. Il consumo ‘una tantum’ di cannabis è segnalato tra il 10 % ed il 30% degli adulti europei, mentre la percentuale di chi ha sperimentato anfetamine, cocaina ed ecstasy varia dall’1 al 5 %. Secondo il rapporto, negli anni ’90 il consumo di cannabis è aumentato nella maggior parte dei Paesi dell’Ue, specie tra i giovani. Tutte le stime riguardanti il ‘consumo problematico’ di stupefacenti evidenziano un dato che va da due a nove casi ogni 1.000 abitanti di età compresa tra i 15 ed i 64 anni. I vari Paesi, tuttavia, segnalano un aumento del numero dei pazienti in terapia. Le condizioni sociali di chi fa uso di stupefacenti sono peggiori rispetto alla popolazione generale della medesima età. I livelli di istruzione sono inferiori ed i tassi di disoccupazione sono più elevati. E sul tema “Prendersi cura dell’altro – le tossicodipendenze tra esperienza e morale si è svolto recentemente a Roma, il simposio internazionale promosso dalla Fict (Federazione italiana comunità terapeutiche) in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute. Presentiamo alcune esperienze proposte da vari operatori europei.

Spagna. “In Spagna l’emergenza attuale è costituita dagli adolescenti dai 14 ai 20 anni dediti ad hashish ed anfetamine, per passare più tardi alla cocaina – afferma don Bartolomeu Català, presidente della Federazione spagnola delle comunità terapeutiche -. Tra le cause frustrazioni sociali, disoccupazione, l’ozio. Le leggi repressive non funzionano o funzionano male, mentre piaghe come l’alcolismo si allargano. I ragazzi comperano gli alcolici a casse, nei supermercati, fanno il pieno prima di entrare in discoteca, dove costano troppo o sono vietati, e poi vanno a ballare. Per fronteggiare tutto questo stiamo sperimentando da pochissimi giorni una nuova iniziativa. Si tratta di un centro chiamato “Ciberjove” a Maiorca nel centro della Movida, in cui i giovani hanno a disposizione computer per navigare in Internet, frequentare corsi di impaginazione web ed essere accolti e orientati da terapeuti ed educatori. Si tratta di un modello che se funzionerà estenderemo a tutta la Spagna”.
Italia. In Italia i numeri della Fict mostrano l’entità del problema. 50 centri ed enti di solidarietà sociale sparsi in 17 regioni, 937 operatori terapeutici a tempo pieno, 2.913 volontari, e quasi un milione di persone che si rivolge loro ogni anno per problemi di tossicodipendenza. “Quel che preoccupa – dice don Giacomo Stinghi, uno dei responsabili del Fict – è che la tossicodipendenza è cambiata e nuove droghe, come l’ecstasy, hanno sostituito l’eroina. Tre i pericoli: cronicizzare l’uso del metadone, lasciare un’insindacabile autorità ai servizi statali senza alcun controllo da parte dei cittadini ed infine trasformare le comunità in luoghi di contenimento delle persone più disturbate mentalmente. Così si preserva la parte sana della società da ulteriori costi sociali, ma non ci si fa carico di quanti soffrono l’assillo delle tossicodipendenze”.
Polonia. In Polonia il problema si è allargato soprattutto agli adolescenti fra i 12 ed i 15 anni: “da noi la droga si può comperare molto facilmente e a prezzi relativamente bassi – spiega Jolanta Kocurowska presidente della Federazione polacca comunità terapeutiche – e inoltre molte delle droghe vengono spesso fatte in casa, come ad esempio l’eroina ricavata dai papaveri. Sono 70.000 i consumatori abituali di droga e 300.000 coloro che ne fanno occasionalmente uso, soprattutto marijuana e anfetamine. Coloro che voglio uscire ‘dal tunnel’ possono contare su circa 500 associazioni con ambulatori, istituti per disintossicazione e comunità terapeutiche. E’ grazie a questa rete che il 75% riesce ad uscire dalla droga. Molti per curarsi arrivano da Russia, Ucraina e Repubbliche baltiche. “.
Svizzera.
“In Svizzera – afferma Nella Sempio direttrice del consultorio multiculturale Musub di Basilea – il disagio che porta all’assunzione di sostanze stupefacenti è soprattutto, ma non solo, connesso con il processo migratorio e le dinamiche d’integrazione. Il passaggio tra la prima generazione di immigrati e la seconda è stato segnato dal passaggio dall’alcool all’eroina. E’ una società diversa che bisogna creare, in cui ognuno abbia diritto alla partecipazione alla vita sociale”.