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Il V Rapporto di Acs per l’Europa” “” “
Prosegue in alcuni Paesi ex-comunisti, pur tra numerose difficoltà, la restituzione delle proprietà ecclesiastiche confiscate durante i regimi; in altri Stati, come la Bielorussia e la Moldavia, si assiste viceversa all’inasprimento della legislazione riguardante l’attività religiosa, fino a configurare una vera e propria persecuzione amministrativa. Delicata anche la situazione della Chiesa cattolica in Russia, ostacolata nella propria missione da uno stretto controllo da parte dello Stato e, talvolta, dal rifiuto delle autorità di concedere visti d’ingresso ai sacerdoti. Dal “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo” 2003, giunto alla quinta edizione e curato dalla sezione italiana dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs), emerge la fotografia di un’Europa con luci ed ombre, caratterizzata da un Occidente in cui la libertà religiosa è ampiamente rispettata, e da diversi Paesi dell’Est dove la Chiesa cattolica e le altre denominazioni cristiane sono oggetto di restrizioni e divieti. Qui di seguito una sintetica rassegna dei più significativi episodi di intolleranza e discriminazione religiosa verificatisi nel 2002 nel Continente, ma anche dei timidi passi in avanti compiuti. Per l’Ucraina, vedi servizio a pag. 9.
Albania. Il 23 marzo 2002 il Governo ha stipulato un accordo con la Santa Sede che garantisce la libertà di professare anche pubblicamente la religione cattolica, riconosce la personalità giuridica della Chiesa e la libertà di possedere mezzi di comunicazione sociale. Nel Paese, dove cristianesimo e islam sono in ripresa, manca tuttora una legge che disciplini l’esercizio dei culti.
Bielorussia. Il regime del presidente Alyaksander Lukashenko continua a mettere a dura prova la libertà di religione. Lo scorso 12 novembre è entrata in vigore la nuova legge in materia, da molti definita “la legge più repressiva d’Europa”. Riconoscendo l’ortodossia russa come religione ufficiale del Paese, lo Stato si impegna a proteggerla adottando misure restrittive tese ad ostacolare l’attività delle altre confessioni religiose. Tra queste: l’obbligo di registrazione e il divieto, per le Chiese prive di luoghi di culto, di utilizzare allo scopo locali diversi.
Bosnia ed Erzegovina. I più vistosi segni di ripresa religiosa dopo la guerra civile degli anni ’90 del secolo scorso vengono dalla comunità islamica; dai luoghi di culto e di formazione musulmani parte una massiccia propaganda finanziata da Iran, Arabia Saudita e Malesia che a volte non risparmia duri attacchi alla religione cristiana. Sul piano della ricostruzione post-bellica tutte le comunità religiose lamentano ostruzionismi e rallentamenti burocratici da parte del governo.
Bulgaria. Lo scorso mese di dicembre è stata approvata dall’Assemblea nazionale la legge sulle religioni che consolida il ruolo dominante della Chiesa ortodossa, che rappresenta circa l’80% della popolazione, ed ha sollevato le proteste delle minoranze religiose presenti nel Paese: cattolici, protestanti, musulmani, ebrei e armeni apostolici.
Croazia. La politica del governo democratico continua a garantire la libertà religiosa e, grazie al clima etnico più disteso, sono migliorati anche i rapporti fra le diverse religioni. I maggiori problemi sono legati al rimpatrio dei croati di etnia serba e di religione ortodossa.
Grecia. Nel 2002 non sono stati segnalati casi significativi di discriminazioni verso le minoranze religiose. Un appello alle autorità del Paese affinché la Chiesa cattolica consegua uno “status giuridico”, i fedeli vedano riconosciuti i “loro diritti nei diversi ambiti sociali” e alle diocesi vengano accordati “i mezzi necessari alla loro missione”, è stato formulato da Giovanni Paolo II lo scorso mese di settembre.
Kosovo. Pur nel miglioramento generale dei rapporti fra le diverse comunità religiose, permangono episodi di intolleranza verso gli ortodossi serbi, assalti ai loro luoghi di culto e profanazioni dei cimiteri.
Lettonia. Nell’ottobre scorso il cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano e il primo ministro Andris Bçrzin hanno ratificato un accordo con il quale è entrato in vigore il Concordato firmato a Riga nel 2000, che riconosce lo statuto giuridico della Chiesa cattolica nel Paese e prevede la possibilità di quest’ultima a collaborare con lo Stato in aree di mutuo interesse. Tra queste, l’assistenza religiosa ai cattolici presenti nelle forze armate e nelle carceri.
Moldavia. E’ in corso la discussione di un disegno di legge sulla religione in base la quale vengono definiti tre livelli di comunità religiose dei quali solo i due superiori, che devono esistere da almeno 25 anni, possono chiedere lo status giuridico. Numerose le critiche degli esponenti dei gruppi minoritari (battisti, pentecostali) che ritengono il provvedimento “diretto contro i nuovi gruppi religiosi sorti dopo l’indipendenza del Paese e volto ad aumentare il controllo dello Stato su tutta l’attività religiosa”.
Montenegro. Nel 2002 si è aggravata la tensione tra la Chiesa ortodossa serba e quella montenegrina resasi autonoma con un atto unilaterale. Per la Chiesa cattolica si registra un buon livello di libertà.
Repubblica Ceca. All’inizio del 2002 è entrata in vigore la nuova legge sulla libertà religiosa, nonostante l’opposizione delle diverse comunità religiose presenti nel Paese e il veto dell’allora presidente della Repubblica. “Una minaccia per la democrazia e la libertà della Chiesa garantite dalla Costituzione”: questo il commento alla legge dell’arcivescovo di Praga card. Miloslav Vlk. Permangono gravi contrasti tra Chiesa e Stato sul controllo di quest’ultimo sulle opere caritative e sulla restituzione dei beni della Chiesa.
Romania. Il problema della mancata restituzione delle chiese affligge anche i cattolici di questo Paese che prima del 1948 possedevano 2.588 edifici dei quali solo un centinaio sono stati resi. Mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea Mare, afferma di “celebrare messa nella sala di un teatro”. Ad una precisa richiesta di Giovanni Paolo II, che ricordava l’urgenza dell’attuazione delle intese già stipulate al riguardo tra Chiesa cattolica, Chiesa ortodossa e Santa Sede, il presidente Ion Iliescu ha risposto che lo Stato non può interferire nella questione.
Russia. Ancora minacciato il diritto alla libertà religiosa. Nel corso del 2002 sono notevolmente peggiorate le condizioni dei cattolici nel Paese, e l’elevazione a diocesi delle quattro amministrazioni apostoliche presenti sul territorio ha gravemente deteriorato le relazioni tra la Chiesa cattolica, accusata di proselitismo, e quella ortodossa. L’opposizione del Patriarcato di Mosca è sostenuta nei fatti dalle autorità statali attraverso, per esempio, il diniego dei visti d’ingresso nel Paese ad alcuni vescovi e sacerdoti cattolici in nome del principio di “sicurezza nazionale”. Mentre il Consiglio d’Europa ha più volte richiamato il governo russo alla necessità di introdurre una nuova legge sulla libertà di coscienza, nella bozza di un documento preparato nei mesi scorsi da alcuni funzionari statali sulla prevenzione dell’estremismo religioso, la Chiesa cattolica figura al primo posto in ordine di pericolosità, seguita dalla Chiesa protestante.
Serbia. E’ in corso il dibattito sulla nuova legge federale sulla libertà religiosa che dovrebbe, tra l’altro, istituzionalizzare l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, avviato per ora in via sperimentale. La stessa legge dovrebbe inoltre dare veste normativa al processo di recupero delle proprietà ecclesiastiche confiscate dallo Stato comunista nel secondo dopoguerra, e dovrebbe esentare dalla registrazione le Chiese ortodossa e cattolica, e l’islam.
Slovenia. Dopo l’accordo sullo status giuridico della Chiesa nel Paese stipulato nel 2001 tra Stato e Santa Sede, la politica del governo continua a garantire una generale libertà religiosa e buoni appaiono i rapporti tra le diverse religioni. Nel maggio 2002 sono state introdotte leggi che assicurano il diritto alla pratica religiosa del personale militare, attraverso la nomina di cappellani di tutte le confessioni.
Turchia. Paese a schiacciante maggioranza islamica (97,2% della popolazione) ma costituzionalmente laico, nel quale i cristiani (0,6%) subiscono forti discriminazioni, tra cui la confisca delle proprietà ecclesiastiche e il divieto di riaprire gli antichi seminari e l’università cristiana, chiusa da 30 anni. Sospese nei mesi scorsi alcune trasmissioni di una radio privata protestante; considerate “sospette” dalle autorità statali le conversioni al cristianesimo. Un progresso, tuttavia, è da registrarsi nel dialogo interreligioso attraverso l’accordo siglato nello scorso mese di aprile tra il competente dicastero vaticano e il Dipartimento degli affari religiosi turco allo scopo di “promuovere una buona comprensione tra islam e cristianesimo, sbarazzare il campo dai pregiudizi” e “sostenere la libertà di religione e di coscienza” ha spiegato uno dei firmatari, mons. Michael Fitzgerald, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.