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Kek/Cec, Comece, Ccee:una "svolta ecumenica" per l’Europa?” “” “
“Vi stavamo aspettando! Non solo da quando si è deciso di tenere a Trondheim la XII assemblea della Kek/Cec, Conferenza delle Chiese d’Europa (25 giugno/2 luglio). Vi stavamo aspettando da mille anni. Aspettavamo che arrivaste, così che noi, cristiani di tutta l’Europa, potessimo essere uniti nel ringraziare insieme Dio per il cammino che il Vangelo ha compiuto da Gerusalemme fino ai confini della terra, attraverso tutta l’Europa”. Con queste parole, il vescovo di Nidaros e presidente della Chiesa di Norvegia, Finn Wagle ha salutato, giovedì 26 giugno, i presenti alla solenne celebrazione d’apertura dell’assemblea, nella cattedrale di Trondheim. “Mai prima d’ora – ha aggiunto – questa storia comune è stata visibile in una così grande diversità qui, nell’estremo Nord”.
Testimoni efficaci. Alla presenza del re Harald V di Norvegia, il patriarca Bartolomeo ha risposto al saluto di Wagle con un interrogativo: in questo momento storico dell’Europa “che sta cercando di comprendersi e definirsi in modo nuovo, in questo momento, in cui si vorrebbe escludere Cristo e le Chiese cristiane dalla definizione di cosa costituisce l’Europa, come potremo essere testimoni efficaci?”. Ed ha risposto: “vogliamo essere per l’Europa una parola di guarigione e di riconciliazione. Ciò che possiamo offrire non è un programma o un’ideologia, ma una persona: il Dio-uomo Gesù Cristo…”. Parlando, poi, dei temi “dolorosi e contrastati” che l’assemblea è chiamata ad affrontare, il patriarca si è soffermato sulla questione della condivisione dell’Eucaristia: “noi ortodossi rimaniamo convinti che non sia ancora giunto il momento di condividere insieme la tavola del Signore nel suo corpo e sangue sacramentale”.
Le Chiese e la politica. Per sottolineare che i cristiani sono già uniti nel battesimo, i delegati hanno versato acqua portata dai loro Paesi di provenienza in un grande catino d’argento posto al centro della cattedrale di Trondheim. In pellegrinaggio, poi, si sono trasferiti al centro congressi, dove Kjell Magne Bondevik, pastore luterano e Primo ministro della Norvegia, Paese che non è membro dell’Unione europea, li ha accolti con l’antico saluto dei pellegrini ‘Pax et bonum’. “Il vostro tema ‘gesù Cristo guarisce e riconcilia’ – ha detto Bondevik – è centrale sia per le chiese che per la politica” e ha invitato “le Chiese a essere, nei conflitti dell’Europa, parte della soluzione e non del problema”. Dello stesso avviso, Kenneth D Kaunda, primo Presidente della repubblica di Zambia: “in quanto Chiese, voi potete agire per migliorare ciò che grava sulla vita dei vostri fratelli e delle vostre sorelle; voi potete agire per far sparire l’ingiustizia”. Kaunda ha quindi analizzato i drammi della storia europea di questi ultimi due secoli: conflitti, divisioni, odi razziali, che hanno coinvolto il resto del mondo, l’Africa in primo luogo. Ma l’Europa è stata anche il sostegno indispensabile nella lotta contro il razzismo e l’ apartheid. E ora, ha concluso, “nel momento in cui gli Usa cercano di diventare la foza dominante, l’Europa ha un ruolo capitale da giocare”.
Un’istanza ecumenica nuova? “Occorre proseguire in questa cooperazione? O la Kek e la Chiesa cattolica romana devono riflettere sulla necessità di creare un’istanza ecumenica nuova, realmente inclusiva a livello europeo?”. Questa la domanda che ora s’impone per la Conferenza delle Chiese d’Europa. A sottolinearlo è stato Keith Clements, segretario generale della Kek. Tra gli eventi di questi ultimi anni, il segretario generale ha ricordato l’integrazione nel 1999 dell’antica Commissione ecumenica europea per la Chiesa e la società (Eecs) nelle struttre della Kek, attraverso la Commissione Chiesa e società. Secondo Keith Clements, “il lavoro congiunto di questa Commissione con la corrispondente commissione cattolica (Comece) per il processo della convenzione, accanto all’elaborazione della Charta oecumenica, effettuata insieme al Consiglio delle Conferenze episcopali cattoliche (Ccee), sono i frutti migliori di questi anni”.