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Simposio Ccee a Roma, 17-20 Luglio, su "Università e Chiesa in Europa"” “” “
No ad una università “subordinata e funzionale” alle esigenze della produzione e del mercato, sì invece ad un’università capace di ridire le “ragioni del credere” all’uomo contemporaneo, attraverso un linguaggio dotato di “una profonda qualità culturale” ma al tempo stesso non astratto o “separato” dalla realtà del quotidiano. E’ quanto si legge nello strumento di lavoro del Simposio promosso dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) a Roma, dal 17 al 20 luglio prossimi, sul tema “Università e Chiesa in Europa”. Ne abbiamo parlato con Miguel Matas Gassiot , presidente della Fuce (Federazione delle università cattoliche europee), che raccoglie oltre 40 atenei cattolici, dell’Est e dell’Ovest. All’importante appuntamento di luglio parteciperanno oltre 1000 persone, provenienti da 40 Paesi. Qual’è lo “stato di salute” delle università cattoliche europee, e che tipo di rapporto esiste tra loro e le Chiese nazionali? “Lo stato di salute delle università cattoliche in Europa è buono. Ciononostante, la grande diversità fra i sistemi universitari europei si riflette nelle varie situazioni di queste università nei diversi Paesi d’Europa: da quelle ‘tollerate’, come in Francia, a quelle considerate alla pari delle università dello Stato, tanto dal punto di vista istituzionale quanto di finanziamento, come succede in Belgio, Germania e Paesi Bassi. La società europea valorizza molto il servizio che le università cattoliche rendono alla formazione superiore dei nostri giovani, e i loro laureati vengono contattati con preferenza per la loro eccellente preparazione. Il rapporto delle università cattoliche con le chiese nazionali è di cooperazione leale ma critica, come è conforme ad una istituzione la cui principale funzione è la promozione del sapere e la sua trasmissione, come pure la ricerca, a livello superiore. Vivere sulla frontiera della conoscenza è una sfida che noi, credenti, dobbiamo assumere e che non è esente da tensioni né da sofferenze. È comprensibile che, in alcuni casi, sorgano incomprensioni che l’attenta lettura della ‘Ex corde Ecclesiae’ e la lealtà aiutano a superare”. Com’è cambiato, e come cambierà, il rapporto tra università dell’Ovest e dell’Est, con il processo di allargamento dell’Unione? “Nell’Europa dell’Est sono ormai sorte varie nuove università cattoliche che ‘contano’, con un importante appoggio istituzionale da parte degli Stati: la Fuce ha ricevuto quest’anno due nuove domande d’ingresso provenienti da questi Paesi. C’è da ricordare che la situazione delle università cattoliche in Ungheria e Polonia è migliore – dal punto di vista dell’aiuto economico da parte dello Stato – che in Francia, Spagna o Italia. Il rapporto fra le università dell’Est e dell’Ovest d’Europa non è facile. Però lo scambio di studenti e professori può contribuire al crollo delle barriere psicologiche. Tutte le università della nuova Europa hanno il grande pregio di riscoprire i grandi valori, frutto del cristianesimo, che saranno la vera salvaguardia della dignità e solidarietà umana”. Quale contributo possono dare gli atenei cattolici al dibattito sulle “radici cristiane” dell’Europa e al rafforzamento dell’identità del continente? “Nel testo della Costituzione europea non possono essere ignorate le radici cristiane. Nel Nuovo Testamento si trova il punto di partenza dell’Illuminismo, dei Diritti dell’Uomo e persino del Marxismo. Unicamente l’ignoranza o il settarismo possono spiegare la diffidenza verso il riconoscimento del ruolo fondamentale del cristianesimo nella costruzione della coscienza europea. Il grande tesoro culturale filosofico e giuridico della Grecia e di Roma in cui si sono assimilate contributi di altre culture e religioni, ‘umanizzato’ dal cristianesimo, fornisce l’identità del nostro continente e costituisce il più grande patrimonio dell’umanità. È una grave manipolazione storica confondere o mescolare il retaggio evangelico con gli errori, peccati ed ambizioni dei cristiani e le loro strutture di governo e di potere. L’evidente identità ed eredità cristiana, riconosciuta in modo globale e non settario, è la base della convivenza tra diverse culture e credenze nel nostro continente”.