ecumenismo" "
Si è conclusa a Trondheim la XII assemblea della Kek/Cec: ” “approvati tre documenti” “
“Le Chiese di un continente che si sta unificando non possono permettersi la divisione”. Così scrive l’arcivescovo ortodosso Christodulos di Atene e di tutta la Grecia ai delegati della Conferenza delle Chiese Cristiane (Cec/Kek), riuniti in questi giorni a Trondheim (Norvegia) per la loro XII Assemblea generale. “Dobbiamo aumentare i nostri sforzi verso l’unità aggiunge Christodulos -, non solo rafforzando la nostra collaborazione sui temi sociali, politici e morali, ma anche dando maggiore spazio allo studio delle questioni teologiche e dei principi che ci uniscono e che ci dividono per poter irrobustire la nostra solidarietà e superare gli ostacoli esistenti nel cammino che conduce all’unità”. Il dibattito si è svolto anche in quattro gruppi di lavori per aree tematiche, chiamati a stilare delle proposte che esaminate e varate dalla plenaria – diventeranno le priorità del lavoro della Kek dei prossimi 6 anni. Tre documenti. Tre sono i documenti varati dall’assemblea: una lettera alle Chiese per incoraggiarle nel continuare il cammino verso l’unità; una “dichiarazione pubblica” su temi di attualità; gli obiettivi e le linee di lavoro della Kek per i prossimi 6 anni. Luci e ombre. “Trondheim, immersa nella luce di giorno come di notte in questo periodo dell’anno, ci ricorda che Cristo è la luce senza ombre… C’è ancora molto lavoro da fare, ma i segni di speranza ci sono, suscitati dalla nostra volontà comune di dialogo in uno spirito di verità e di amore” si legge nel primo documento. “Nei dibattiti dell’assemblea è stato più volte ripetuto che in nessun modo si può permettere che nuove barriere vengano erette tra i popoli e i paesi in Europa e nel mondo”. Nel messaggio si ribadisce l’importanza della tradizione cristiana nella storia del Continente. Per una Europa di pace e giustizia. Il secondo documento è una “dichiarazione pubblica” su temi di attualità sui quali è opportuno sollevare la voce delle Chiese. Si parla di Europa, che per le Chiese “non è legata alle frontiere potenziali dell’Unione europea” ma “uno spazio di pace, giustizia e verità”. Le Chiese riconoscono tuttavia che questa visione contrasta con la storia del continente, “martirizzato da conflitti e incomprensioni che spesso hanno avuto la loro origine nel patrimonio religioso”. Per questo le comunità religiose “si impegnano a contribuire a una soluzione pacifica di questi problemi”. Le Chiese esprimono soddisfazione per i risultati raggiunti dalla Convenzione, soprattutto per i valori che l’Unione europea riconosce e si dichiarano disponibili a contribuire al futuro dell’Ue. Kosovo, protezione dei migranti, difesa delle popolazioni indigene della Norvegia, ambiente e Medio Oriente sono gli altri temi toccati dal documento. Rafforzare la voce cristiana. Il terzo documento è di carattere più interno, perché definisce gli obiettivi e le linee di lavoro che la Kek si dà per i prossimi 6 anni. Sono una quarantina gli ambiti in cui le Chiese vogliono lavorare insieme. “È necessario rafforzare la voce cristiana sul nostro continente. Dobbiamo ridefinire la nostra missione comune, gli obiettivi e i contenuti”. Per questo motivo i delegati ritengono necessario “porre l’accento sul lavoro teologico nella Kek e nelle Chiese che ne fanno parte, perché la teologia non è speculazione, ma è un aiuto per le Chiese a rendere ragione della speranza che le anima”. Per cui continueranno i dialoghi bilaterali e multilaterali, in particolare con la Chiesa ortodossa. La Kek vuole rafforzare anche il dialogo e la collaborazione con la Chiesa cattolica. Un momento importante sarà la terza Assemblea ecumenica europea che Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e Kek terranno nel 2007. La Charta oecumenica è uno spazio per le Chiese in Europa per promuovere lo scambio tra le Chiese. Molte energie saranno dedicate ai temi politici e sociali: accompagnare il processo di unificazione è certamente tra le priorità. In questa prospettiva la Kek intende approfondire il significato e l’accordo sui “valori cristiani” di cui le Chiese sono portatrici nel continente. La Charta oecumenica viene sempre più spesso invocata e citata per ispirare il lavoro futuro della Cec. “La Charta mi ricorda gli esercizi per il violino che facevo da giovane: dovevo ripeterli e ripeterli, per arrivare a farli in modo perfetto” ha detto la signora Bärbel Wartenberg-Potter, vescovo della Chiesa evangelica tedesca: “Così è la Charta: anche se contiene cose che a volte diamo per scontate, dobbiamo riprenderle continuamente, perchè diventino vita per le Chiese”. E c’è chi, dal patriarcato di Mosca, dice che la Charta dovrebbe essere più stringente e concreta su alcuni problemi, come quello della missione e del proselitismo. Mons. Aldo Giordano, segretario generale del Ccce, ha invitato i delegati della Cec, una volta tornati alle loro case, ad andare dalla comunità cattolica più vicina, e chiedere: “Sulla base della Charta oecumenica, che cosa possiamo fare insieme per crescere nei nostri rapporti?”. I giovani sono stati protagonisti di un incontro, offrendo spunti di riflessione sul tema della riconciliazione – tra Chiese, tra uomo e donna, tra unità e molteplicità – attraverso musiche, testimonianze, immagini, dialoghi. L’arcivescovo ortodosso di Tirana Anastasios si è rivolto ai giovani dicendo: “Non pensate che riuscirete a risolvere tutti i problemi delle Chiese; siate pazienti; e invece di maledire il buio, accendete una candela”. “Ecclesia in Europa”: accoglienza positiva. Tra i delegati presenti all’assemblea della Kek c’è stata un’accoglienza positiva dell’esortazione post-sinodale “Ecclesia in Europa”. Il vescovo anglicano di Londra , Richard Chartres, condivide “la lettura che viene fatta della realtà”. Il fatto di condividere l’analisi incoraggia nella ricerca comune delle soluzioni. Per il vescovo Athanasios Hatzopoulos, della Chiesa ortodossa greca, “il testo sarà un punto di riferimento per il futuro”. Del documento apprezza tre cose in particolare: “la sua coerenza sul tema della speranza; è un testo evangelico, e questo garantisce la sua fedeltà alla tradizione rendendolo anche un importante strumento di lettura della realtà attuale; offre una approfondita visione del mondo”. Il vescovo apprezza il fatto che, benché alcuni problemi non siano nuovi, la Chiesa cattolica ribadisca il suo insegnamento in ambiti come la famiglia, i giovani, la necessità di educare al rispetto della persona umana. Il documento ha un respiro ecumenico; tuttavia, aggiunge “anche se condividiamo la fede nel valore della tradizione, là dove si menziona il ‘successore di Pietro’, noi ortodossi abbiamo difficoltà a sottoscrivere queste affermazioni”. Il metropolita Gennadios (Patriarcato ecumenico) apprezza il documento perché “molto ricco e pieno di sfide e per il suo fondamento biblico e patristico. Anche se il documento ha in certi aspetti ormai quattro anni di vita, è molto lucido nel descrivere l’agonia e l’angoscia della Chiesa in Europa, ma è anche portatore di un forte senso di speranza”. Nel documento ci sono due punti “critici” dal punto di vista ecumenico: il primo è il riferimento, al n. 32, alle Chiese Uniate e il secondo è che il documento parla della “Chiesa in Europa”, senza precisare a quale chiesa si faccia riferimento. Ovviamente è chiaro che è un documento della Chiesa cattolica, ma, contesta il Metropolita, “l’Europa non è un monopolio della Chiesa cattolica e appartiene a tutte le denominazioni. Il documento non dice che la Chiesa è divisa e separata”. Jean-Arnold de Clermont, della Chiesa riformata di Francia – presidente dell’assemblea di Trondheim – apprezza “lo sguardo lucido sulla società contemporanea, anche se si tratta di uno sguardo molto critico”. “Peccato che sul piano ecumenico il documento non prenda in considerazione alcuni sviluppi importanti di questi anni, come per esempio la Charta oecumenica”. Secondo il vescovo Amédée Grab, presidente del Ccee, il documento “è una profonda lettura spirituale. Ha uno stile convincente ed una densità straordinaria”. “Non è solo un trattato astratto e teologicamente profondo – afferma -, ma l’Europa viene interpellata come persona: è commovente lo stile di accorata invocazione e di fiducia verso l’Europa a cui il Papa ricorda che ha ricevuto molti tesori e che deve mettere a frutto questi doni. Il Papa sa suscitare nel lettore europeo la speranza”.