Conclusa a Trondheim l’assemblea Kek/Cec: le Chiese cristiane non devono ” “rincorrere i politici” “
Le Chiese sono preoccupate dalle divisioni, dalle nuove povertà, dalla mancanza di valori forti, dal fragile equilibrio internazionale e perciò rinnovano il loro impegno politico e sociale ad accompagnare il processo di unificazione dell’Europa. A conclusione della XII Assemblea della Kek che si è svolta a Trondheim, in Norvegia, su questi temi, più che su questioni teologiche o ecclesiologiche più “tipiche” delle Chiese, si è concentrato il dibattito nei diversi gruppi di lavoro, nelle quattro sezioni che dovevano stilare le proposte per i documenti finali e nella tavola rotonda sull’Europa. “Sono venuto a Trondheim per ringraziarvi per il contributo che state dando all’Europa” ha detto Michael Weninger , consulente del commissario Romano Prodi. Tuttavia a lcuni delegati ortodossi, intervenuti nel dibattito, hanno sollevato la domanda sul rischio che le Chiese si riducano “a correre dietro ai politici”, mentre invece dovrebbero mettere maggiormente in evidenza il loro ruolo di testimonianza e di formazione delle coscienze. A conclusione dell’incontro, dalle sponde del Nidelva che attraversa Trondheim, l’arcivescovo Anastasios della Chiesa ortodossa di Albania e il vescovo Kalpaian della Chiesa armena, hanno benedetto le acque del fiume e simbolicamente gettato una croce e versato della mirra. Il significato più profondo delle cose. Durante l’assemblea della Kek è stata messa in luce l’esigenza di maggiore spiritualità e approfondimento teologico, uno scambio che per ora fatica a trovare uno spazio nelle strutture internazionali. In un incontro al “Torg”, uno spazio espositivo dedicato alla presentazione delle iniziative delle Chiese e a eventi particolari, l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, primate della Chiesa di Inghilterra, pur riconoscendo il ruolo pubblico della Chiesa, ha affermato che “la Chiesa esiste per rivelare una umanità più profonda, per scoprire il significato più profondo delle cose”. E a chi gli chiedeva quale sia la sua visione per l’ecumenismo, l’arcivescovo ha risposto: “Vorrei vedere più condivisione e un più profondo livello di contemplazione”. Il presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), Mons. Amédée Grab, ha rivolto il 1° luglio un saluto all’assemblea, giudicando “significativa la collaborazione tra Ccee e Kek di questi anni. Penso alla Charta oecumenica; al lavoro congiunto Comece e Commissione Chiesa e società per il processo dell’Unione europea, dell’allargamento dell’Ue e in modo speciale per il Trattato Costituzionale europeo. È stato fondamentale arrivare ad una proposta comune per la Convenzione”. Per la crescita della collaborazione futura ha invitato a valorizzare il Comitato comune Ccee-Kek, “un organismo originale, che gli altri continenti non hanno, rappresentante di tutte le Chiese d’Europa. Il suo ruolo potrà divenire sempre più importante per l’Europa”. Ciò che le Chiese si aspettano: passi nell’unità. Due giornate di lavori sono state dedicate alla discussione dei documenti varati dall’assemblea (cfr pag.2) e delle candidature per il nuovo comitato centrale, nella ricerca di equilibri in cui giovani, donne, Chiese minoritarie e Chiese d’immigrazione potessero trovare un posto. Nel suo breve intervento conclusivo, il metropolita Jérémie, presidente uscente della Kek, ha affermato: “Forse non c’è un risultato chiaro e netto di questa assemblea, un’analisi teologica precisa; ma è importante ciò che abbiamo fatto nella ricerca dello scambio e dell’equilibrio democratico. Tuttavia, la cosa ancora più importante è ciò che le Chiese si aspettano da noi: che facciamo passi nell’unità della fede”. E ha aggiunto: “Non siate stupiti se da parte delle nostre Chiese ortodosse a volte siamo reticenti ad aprirci. È che siamo preoccupati di potere continuare a lavorare insieme. La teologia, la fede in Cristo, come essa è, costituisce le nostre Chiese e la nostra missione. Che Cristo ci guarisca, ci riconcili e ci doni l’unità perfetta”. Il segretario generale della Kek Keith Clements ha annunciato che una lettera sarà spedita alle Chiese ortodosse della Georgia e della Bulgaria che si sono ritirate dalla Kek nel 1997, per condividere i risultati dell’assemblea e riprendere i dialoghi. A questa assemblea era però presente anche un giovane sacerdote ortodosso che la delegazione battista della Georgia ha voluto tra i suoi membri. (i servizi da trondheim sulla XII assemblea kek sono a cura di sarah numico)