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Le molte e diverse espressioni del servizio ” “al prossimo nelle Chiese cattoliche d’Europa” “
Dal gioco d’azzardo alla dipendenza da Internet, dai bambini di Chernobyl agli immigrati dall’Ecuador, dal reinserimento sociale degli ex-detenuti alla lotta contro il traffico di donne e bambini. Sono alcuni degli ambiti in cui sono impegnate le varie Caritas europee, riunite a Roma il 3 e 4 luglio scorso, per iniziativa di Caritas Europa – organismo con sede a Bruxelles che coordina le Caritas di 44 Paesi – per discutere di politiche sociali, aiuti al Sud del mondo, cooperazione all’interno dell’Europa e immigrazione. Abbiamo scelto di raccontare alcune esperienze tra le tante. I giocatori d’azzardo e gli ex detenuti sono i due ambiti privilegiati d’attenzione della Caritas Malta. I programmi per le persone vittime d’usura e per i giocatori d’azzardo, spiega mons. Victor Grech, direttore Caritas Malta, “si svolgono con gruppi di auto-aiuto, frequentati da centinaia di persone, nei quali chi è uscito dalla dipendenza aiuta gli altri”. A Malta, isola turistica nel cuore del Mediterraneo con 380.000 abitanti, è molto diffusa la droga, l’alcool e il gioco d’azzardo in tutte le sue forme (lotteria, casinò, slot machine). “Le persone vengono seguite per almeno due anni – racconta -. Circa 2000 persone sono uscite dalla dipendenza grazie al nostro programma”. Altro fiore all’occhiello della Caritas Malta è il programma per gli ex detenuti, ospitati per due anni in una casa famiglia prima di reinserirsi in società. “E’ una casa con le porte aperte che accoglie 14 persone – dice -. Vi sono psicoterapeuti, fisioterapisti ed altri esperti. Si vive in comune, si possono incontrare i familiari ogni settimana. Li aiutiamo a trovare un lavoro, a ricostruire i rapporti con la famiglia, a ritrovare l’autostima personale per renderli più responsabili delle loro azioni”. Da una verifica fatta sugli ultimi 7 anni del programma risulta che il 95% delle persone, soprattutto giovani sotto i 30 anni, non ha ripetuto crimini (in maggioranza furti, violenza fisica e psicologica). Tra le altre attività, un programma di prevenzione e di educazione ai valori nelle scuole; un programma nell’industria per cercare di coscientizzare le persone ai problemi sociali e iniziative di accoglienza per i tanti immigrati irregolari che transitano per Malta. “Un migliaio di illegali vivono nei campi sorvegliati dai militari – spiega – Siamo riusciti ad ottenere, per i bambini, la frequenza alle scuole cattoliche”. E’ contro la tratta di donne e bambini l’impegno maggiore della Caritas in Ucraina, dove vivono 49 milioni di persone, con 6 milioni di ucraini all’estero. Ne parla Ken Nowakowski, di Caritas Ucraina. “La situazione economica del nostro Paese è molto difficile per cui molte donne sono vittime della tratta – racconta -. Succede soprattutto con le ragazze cresciute negli orfanotrofi. Quando compiono 16 anni non sono più sotto la responsabilità del Governo e devono uscire da queste strutture. Ai cancelli le aspettano persone di malaffare che promettono loro impieghi nei ristoranti all’estero. Ma quando arrivano nei Paesi di destinazione scoprono che non andranno a lavorare in un ristorante, ma sulla strada”. Per contrastare questo fenomeno la Caritas ha messo in atto un programma in cui fa opera di lobbyng e collabora con altre Ong per informare le donne sui rischi che corrono. Tra le varie azioni, vi è l’assistenza medica e psicologica alle donne che tornano in patria dopo lo sfruttamento. “In pochi mesi abbiamo assistito 15 donne – dice Nowakowski -, ma sono migliaia le vittime della tratta, che è una rete internazionale con collegamenti in ogni Paese. Bisogna anche distinguere tra il traffico di donne per sfruttamento sessuale o per sfruttamento lavorativo, facendole entrare illegalmente in un Paese e destinandole a impieghi sottopagati di cameriera o domestica”. Tra gli altri programmi di Caritas Ucraina, anche l’accoglienza e l’assistenza dei bambini di strada – “ve ne sono moltissimi” -, che comprende centri in diverse città e un’unità mobile con operatori di strada incaricati di avvicinare i ragazzi, “che spesso sono storditi dalla colla e impauriti. Cerchiamo così di conquistare la loro fiducia”. I bambini di Chernobyl e le famiglie che subiscono ancora gli effetti del disastro della centrale nucleare avvenuto nel 1986, sono tra le principali attenzioni della Caritas Bielorussia. Il direttore Mikhail Sapel racconta che la Caritas, di cui era impedita l’attività durante il regime comunista, ha avviato da poco le attività partendo praticamente da zero: “Stiamo cercando di strutturare la nostra organizzazione. Ora il secondo passo è trovare il nostro posto nella società civile e rendere il nostro lavoro più professionale”. Oltre a distribuire aiuti umanitari come indumenti e cibo, Caritas Bielorussia ha in programma un centro per ospitare famiglie povere costrette a portare i bambini in ospedale a Minsk, offrendo anche supporto psicologico. “Aiutiamo anche i bambini e le famiglie che vivono nei villaggi vicino Chernobyl – precisa -, dove gli effetti del disastro si fanno ancora sentire”. Autonomia e responsabilità per le donne che non hanno gli strumenti culturali né i mezzi materiali per portare avanti una famiglia. Avviene anche nell’Europa occidentale, in alcune città del Portogallo, dove la Caritas organizza, nell’ambito del progetto europeo Equal, gruppi frequentati da una dozzina di donne per “insegnare loro a vivere, ad educare i propri figli”. Lo racconta Maria Francisca de Carvalho, di Caritas Portogallo. “Sono donne povere, alcune sono gitane, molte non hanno famiglia oppure le famiglie sono divise, non lavorano. Imparano a cucinare, a vestirsi, a lavorare in gruppo, a parlare in pubblico. E’ bello vedere come le donne acquistano man mano autonomia e fiducia in sé stesse”. Perché proprio le donne? “Perché sono quelle che vengono di più a bussare alle nostre porte per chiedere aiuti: cibo, medicine, latte”. Anche la dipendenza da Internet può essere una malattia o un disagio giovanile da non sottovalutare. Accade in Ungheria, dove la Caritas, tra le tante attività e progetti a livello nazionale, internazionale e diocesano, ha in corso un programma contro la dipendenza da Internet. “Ci sono persone, soprattutto giovani, che trascorrono intere nottate davanti al computer – racconta Laszlo Adànyi, segretario generale di Caritas Ungheria -. La segnalazione ci è giunta dagli insegnanti, che si sono accorti di alcune stranezze degli studenti. Pensavano fossero problemi di droga, perché i sintomi erano gli stessi, invece hanno poi scoperto che alcuni trascorrono le notti chattando e navigando in Internet. E spesso il gioco si trasforma in dipendenza”. Il progetto è attuato a Budapest e in altre 7 città ungheresi, e consiste in piccoli gruppi coadiuvati da esperti che convincono i ragazzi a farsi seguire, in accordo con le famiglie. “Il primo passo da fare – afferma Adànyi – è accettare l’esistenza di questa malattia”. Immigrazione e cooperazione allo sviluppo sono due facce della stessa medaglia per la Caritas Spagna, che in materia ha attuato uno dei migliori programmi in Europa, vista anche la posizione geografica della penisola iberica, luogo di sbarco e transito di centinaia di migliaia di migranti, spesso irregolari. “Non si può lottare contro gli effetti negativi della migrazione senza tener conto della realtà dei Paesi del Sud – afferma Silverio Agea Rodriguez, segretario generale di Caritas Spagna -. Per cui cerchiamo di mettere in atto una politica migratoria unita ad una buona politica di cooperazione”. Un esempio è il programma con l’Ecuador, il Paese di maggiore provenienza degli immigrati in Spagna. Constatato il grave problema del debito estero dell’Ecuador e le entrate che derivano dalle rimesse degli immigrati, Caritas Spagna propone agli ecuadoriani, anziché spendere i propri soldi in beni materiali, di “investire per lo sviluppo del Paese”. In che modo?. “Facendo passare il denaro attraverso una banca etica e destinandolo direttamente alla famiglia dell’immigrato. Grazie ad un accordo, ad ogni dollaro investito dall’immigrato il governo spagnolo e il governo ecuadoriano ne aggiungono due. Il dollaro spagnolo rientra nella riconversione del debito estero”. In tre anni sono state già coinvolte 10.000/11.000 persone e si sta pensando di estendere l’idea anche all’Argentina e alla Repubblica dominicana. Ma la Caritas lavora anche per diffondere, attraverso una rete di radio locali, un’informazione veritiera sul mercato del lavoro e le condizioni di vita che attendono gli immigrati al momento dell’arrivo in Europa e, dall’altra parte, cercando di sensibilizzare gli spagnoli a considerare l’immigrazione come una risorsa e non come una minaccia.