“Memoria della pace”: si intitola così il pellegrinaggio che nelle scorse settimane ha condotto ad Auschwitz, sotto la guida di padre Emile Shoufani, prete greco-melkita e direttore dell’Istituto arabo-israeliano Saint-Joseph di Nazareth, circa 500 giovani tra ebrei, musulmani e cristiani israeliani e palestinesi, e ragazzi francesi e belgi appartenenti a famiglie nate da matrimoni misti. “Spezzare la spirale dell’odio”: questo, ha spiegato Shoufani, lo scopo del pellegrinaggio che, partito dal ghetto di Cracovia, dopo una sosta nella sinagoga della città si è diretto nel campo di sterminio di Auschwitz. “Siamo andati per prendere su di noi la sofferenza della Shoah – ha detto Shoufani -. Vorremmo essere una porta che si apre al cambiamento una porta aperta sulle due parti, israeliani e palestinesi superando la logica del ‘chi deve fare il primo passo'”. Fin dal 1988 padre Shoufani ha avviato nel suo istituto un progetto di educazione al dialogo e alla pace, tentando di riunire a scuola ebrei e palestinesi convinto che “le differenze culturali e religiose dovrebbero essere considerate un cammino verso il dialogo e la pace”. In occasione del pellegrinaggio ad Auschwitz, Shoufani ha lanciato un appello per promuovere il dialogo nel Medio-Oriente, sottoscritto anche da diverse personalità internazionali come il filosofo Paul Ricoeur, insignito nei giorni scorsi del Premio Paolo VI e il Grande rabbino di Francia Gilles Bernheim.