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Il "giorno del Signore" nelle parole di alcune Conferenze episcopali europee” “” “
Il tema della comprensione e del rilancio della domenica come “giorno del Signore” è stato affrontato a più riprese negli ultimi vent’anni dalle Conferenze episcopali europee, mentre sembra periodicamente riaccendersi nel continente il dibattito sulla coincidenza di questa giornata con il riposo settimanale (per la legislazione comunitaria e dei singoli Stati membri in materia cfr. Sir n.29/2003). Il 31 maggio 1998 Giovanni Paolo II ha pubblicato sul tema la Lettera apostolica “Dies Domini”, punto di riferimento tuttora essenziale per la riflessione riproposta anche di recente dall’enciclica “Ecclesia de Eucharistia” (17 aprile 2003) in cui il Papa sottolinea il valore della domenica cristiana e della relativa partecipazione alla celebrazione eucaristica. E nelle vacanze estive la domenica rimane un giorno diverso dagli altri. Ecco una sintetica rassegna dei pronunciamenti dei vescovi di alcuni Paesi europei. Spagna. “Il significato evangelizzatore della domenica e delle feste” è il titolo dell’istruzione della Conferenza episcopale spagnola (1992) nella quale i vescovi definiscono “la celebrazione delle domeniche” mezzo “molto efficace per l’annuncio di Gesù Cristo” e per “la partecipazione alla vita di salvezza”. Di qui l’importanza di promuovere il “senso cristiano della festa e della domenica”, ambiti in cui “è in gioco l’identità cristiana di molti fedeli”. Regno Unito. Concordano i vescovi britannici, che nel documento sull’Eucaristia del 1998 “Un solo pane, un solo corpo” affermano: “Lo stesso atto di andare a Messa la domenica è una proclamazione della nostra fede e una testimonianza per il mondo”. Svizzera . Con fini essenzialmente pastorali nasce nel 1981 “La nostra domenica”, pronunciamento dei vescovi elvetici che pone l’accento sulla celebrazione eucaristica, “cuore della festa cristiana da cui scaturisce una comunità vivificata”, ma anche la domenica “giorno dell’uomo”. “Dipende da noi – si legge nel documento – fare di un giorno creato per l’uomo un giorno che gli permetta di realizzarsi sempre meglio”. Italia. Affinché la domenica sia di nuovo “Il giorno del Signore”, secondo il titolo della nota pastorale Cei (1984), “non basterà curare meglio la celebrazione eucaristica” scrivono i vescovi; “è necessario tornare a ‘far festa’” nella “letizia che viene dalla comunione con Dio”. Francia. Contro “l’economia delle 24 ore” prende posizione la Commissione sociale della Chiesa francese nel 1992, a seguito di una prassi di apertura dei negozi non regolamentata, con “Il lavoro della domenica”. Pur ammettendo la necessità dello svolgimento di attività essenziali, i vescovi auspicano che vengano garantiti i diritti dei lavoratori. Austria. Stesso tema al centro del documento dei presuli austriaci “La domenica e i giorni di festa in Austria” (2001): “La persona umana ha bisogno della quotidianità e della festa, in un’alternanza ritmica, per poter condurre una vita degna” e poiché la Chiesa ha anche una “dimensione pubblica”, ai cristiani deve essere riconosciuto “il diritto a forme collettive di espressione della propria dimensione religiosa”. Belgio. L’invito a “sviluppare un consenso sociale su un giorno di riposo unico” in un continente dove vivono persone con “diversi ritmi religiosi” viene nel 1992 dai vescovi belgi nel documento “La domenica, un tempo per Dio, un tempo per l’uomo”. Le “azioni ecumeniche”. Le Chiese cristiane dei Paesi Bassi hanno promosso nel 1998 una campagna contro “l’economia delle 24 ore”, tema su cui la Chiesa evangelica e la Conferenza episcopale tedesche hanno diffuso l’anno successivo una dichiarazione congiunta. In Austria è partita nel 2001 l’iniziativa “Alleanza per le domeniche libere” che si propone, tra l’altro, di difendere a livello Ue il diritto alle domeniche libere come espressione dell’identità religiosa degli Stati membri.