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Più forte la sfida dell’unità” “

Lungimirante intervento ” “dell’arcivescovo Williams al Sinodo della Chiesa anglicana (11-15 luglio) ” “

L’impegno responsabile nel sociale come attività missionaria della Chiesa e l’ecumenismo sono stati i temi trattati durante il Sinodo generale della Chiesa anglicana svoltosi dall’11 al 15 luglio nella sede arcivescovile di York. L’incontro era stato preceduto da una serie di tensioni tra le correnti innovatrici (tra cui molti tendono a includere l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams) e quelle conservatrici (i cosiddetti “evangelici”) della Chiesa anglicana. La situazione si era acuita a inizio luglio con la nomina a vescovo di Reading, e poi con le dimissioni, il 6 luglio, del canonico – gay dichiarato – Jeffrey John. Appello all’unità. L’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams non ha mancato di riflettere a voce alta sulla sofferenza della Chiesa divisa da divergenze di opinioni. Ricercare l'”unità” e non un'”insignificante unanimità” è stato il suo principale messaggio. Un appello necessario, in un momento turbolento per gli affari “interni” della Chiesa anglicana e per le sue “relazioni” con la vicina Chiesa metodista. Un passo ecumenico di grande rilevanza è stato l’approvazione dell’Anglican/Methodist covenant (Accordo anglicano-metodista), con il quale si intende rafforzare una collaborazione iniziata già da alcuni anni. “Aderire all’unità” ha proseguito Williams, non significa “negare il conflitto” e “non dobbiamo illuderci” che sia facile realizzare questa “sfida” che acquisisce un valore più forte proprio quando “tutto intorno domanda a gran voce la separazione”. Tuttavia “l’unità del Vangelo è imperativa nella misura in cui la troviamo difficile”. Esiste la “Church of England”? E’ la provocatoria domanda posta da Williams, secondo il quale le attuali divisioni interne danno l’impressione che “esistano varie ‘Churches of England'”. Williams ha poi descritto la situazione attuale della Chiesa anglicana come una “soap opera”, un “melodramma”, distante dalla “vita reale delle persone”. Questa comunità che predilige la “comunicazione indiretta” e dove “ognuno crede di essere una minoranza perseguitata”, ha aggiunto, “non è una vera Chiesa di persone”. Per uscire da questo “vicolo scuro”, Williams ha invitato a riscoprire “quello che ci fa essere Chiesa”, prima ancora di definirsi “Church of England”. “La vita della Chiesa – ha ripetuto – si sviluppa mentre iniziamo a lavorare in modo lento e goffo sulle strade che ci riconosciamo l’un l’altro in quanto chiamati dallo stesso Dio e Salvatore”. Nuovi “stili di Chiesa”. Ulteriore tema sul tappeto, la ricerca sugli embrioni. Il rapporto presentato dalla Divisione missione e affari pubblici ha ricordato la varietà dei punti di vista dei cristiani in proposito e ha incoraggiato all’impegno con il Governo e con altri enti sulle relative questioni etiche. L’arcivescovo di Canterbury ha quindi invitato ad adattarsi ad un'”‘economia mista’, riconoscendo la Chiesa dove essa appare e avendo la volontà e la capacità di lavorarci insieme”. Questo è il significato della “missione”, ha spiegato, esortando a guardare ad una “Chiesa con profonde radici, umane e teologiche”, la cui “solidità” deriva dall'”esistere, tramite Dio, in Cristo”. Nel complesso – nello spirito di flessibilità del Sinodo stesso, nei rapporti presentati dai vescovi, nel sorgere di “nuovi stili di Chiesa”, e nell’impegno quotidiano dei credenti in ambito sociale – Williams ha letto, nonostante le controversie, un “momento di grandi promesse”. “Spero – ha concluso – che il Sinodo possa sollevare gli occhi per un momento dai traumi delle settimane e dei giorni scorsi, non per fingere di dimenticare, ma per essere nuovamente consapevoli di quello che Dio sta facendo nella nostra Chiesa”.