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Sarà una saggia decisione?” “

Dopo la Chiesa ceca anche quella slovena in attesa della ratifica dell’intesa con lo Stato” “

che “è lo stesso che nel novembre 2002 ha deciso contro il reclamo presentato da alcuni genitori cattolici sloveni riguardante il divieto di insegnare religione cattolica nella scuola pubblica. L’attuale interdizione di ogni attività confessionale nella scuola pubblica, compresa l’istruzione religiosa che sarebbe sotto l’autorità della Chiesa è, secondo l’attuale Tribunale Costituzionale in conformità con la Costituzione slovena e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Pertanto in Slovenia non si può insegnare la religione cattolica nelle scuole pubbliche”. Le difficoltà della Chiesa slovena. In quest’ottica si comprende l’importanza dell’accordo internazionale con la Santa Sede. Importanza politica e psicologica. “Sarebbe – afferma convinto mon. Stres – la prima pietra, il primo passo verso la regolarizzazione di altri aspetti ancora sospesi. Ad esempio il sostegno finanziario ed economico della Chiesa che vive ancora interamente delle offerte dei suoi fedeli, la scuola, la Chiesa continua a chiedere il rispetto del diritto dei genitori di dare una istruzione religiosa ai loro figli, e la libertà religiosa negli ospedali, negli ospizi, nella polizia, nell’esercito e nelle prigioni. Cappellani militari esistono nell’esercito (tre cattolici ed un evangelico). Negli altri settori ci sono sacerdoti che lavorano senza remunerazione e senza effettiva nomina”. “L’accordo – aggiunge – consacra i tradizionali principi di libertà e l’autonomia interna della Chiesa. Libertà di culto, di comunicazione con la Santa Sede, il riconoscimento giuridico delle persone ecclesiatiche, la loro capacità di avere proprietà, scuole private, libertà religiosa nei luoghi statali. Nessuna disposizione di questo accordo causerà modifiche alla legislazione attuale”. “Le difficoltà che emergono intorno a questo primo accordo tra Slovenia e Santa Sede – conclude – illustrano bene il clima politico e sociale nel quale lavora la Chiesa slovena. Un clima di animosità laicista segnato da una sfida molto importante per la Chiesa: migliorare la propria immagine mediatica. Dal 1999 a 2002 abbiamo tenuto un Sinodo che ha fissato delle priorità, la promozione dei laici, l’istruzione e i giovani, la promozione e l’evangelizzazione della vita familiare e dell’assistenza caritativa. Da qui si deve ripartire”.