editoriale" "
In un momento di crisi per le democrazie europee, crisi morale e spirituale, mentre tanti politici sono presi nei loro “affaires”, potrebbe sembrare fuori luogo chiedersi se c’è compatibilità tra santità e impegno politico. Forse la domanda, anche perché posta in periodo estivo, è paradossale, o provocatoria: sembra infatti che, di questi tempi, sia più affollata la strada del conflitto, del potere, del tornaconto piuttosto che quella degli altari… Ma la realtà, anche quella politica, è sempre più complessa e sorprendente di quanto si possa immaginare. Non si deve dimenticare a questo proposito che l’esortazione Christifideles laici (30 dicembre 1988) ha definito la santità come la perfezione della carità nella vita ordinaria, familiare, professionale ed anche sociale e politica. A partire da questa affermazione la beatificazione di persone che nelle istituzioni e con le istituzioni hanno operato con lealtà, disinteresse e lungimiranza per il bene comune, diventa occasione per ridare stimolo e significato all’azione del cristiano, e non solo del cristiano, in politica. Per le nuove generazioni sarebbe il ritorno di un messaggio troppo a lungo posto sotto silenzio e di una proposta educativa ingiustamente sottovalutata. I testimoni, come sempre, dicono più delle parole. In Francia, sono aperti i processi di Edmond Michelet, deportato a Dachau, grande figura della lotta contro il nazismo, poi ministro degli Esteri e della Giustizia e di Robert Schuman, uno dei fondatori dell’Unione europea, che ha esercitato la politica come un sacerdozio ; in Italia sono aperti i processi di Alcide De Gasperi, anche lui uno dei “Padri” dell’Europa, di Giuseppe Lazzati membro dell’Assemblea Costituente nel 1946-1947, poi rettore dell’Università Cattolica di Milano, di Giorgio La Pira, “il santo sindaco di Firenze”. Portare un uomo politico sugli altari può sembrare rischioso. Non ci sarebbe infatti il pericolo di beatificare, attraverso la personalità scelta, il suo partito ? E’ bene che tali processi avvengano quando non pochi protagonisti sono ancora vivi? L’azione politica implica, anche se è concepita e vissuta con competenza ed altruismo, alcune scelte che non sono nel campo della carità, ma dei calcoli e della ragione di Stato: come può l’arte del compromesso essere compatibile con la santità con le sue esigenze di assoluto e il suo fondamento nelle virtù eroiche? Domande impegnative. Tuttavia la beatificazione di uomini politici avrebbe il merito di dimostrare che anche oggi è possibile fare della politica, valorizzandone la laicità, un servizio, dimostrerebbe che è possibile e doveroso impegnarsi per ricercare il bene comune, per difendere e promuovere la cultura della vita e i diritti di ogni uomo e di ogni popolo. Confermerebbe che non esiste un antagonismo fondamentale tra l’etica della convinzione e l’etica della responsabilità. Ed infine testimonierebbe che il genio del cristianesimo – cioè le radici che Giovanni Paolo II instancabilmente richiama – è indispensabile per reinventare la democrazia per una Europa che vuole essere di tutti. Non sarebbe male se anche su questi temi i giovani cristiani si soffermassero nelle loro innumerevoli e affascinanti esperienze estive.