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“Un tempo per cooperare e un tempo per resistere” è il titolo del commento che Fiorella Sultana de Maria, dalle pagine del settimanale cattolico inglese “The Catholic Herald” ( 18/7), dedica alla “sistematica destrutturazione del patrimonio cristiano britannico” “Un processo iniziato alcuni decenni fa – precisa – e condotto gradualmente e con apparenti buone intenzioni”. Non solo “episodi orribili come la rapida approvazione della legge sull’aborto” ma anche “piccoli cambiamenti quali l’apertura domenicale dei negozi o la decisione di qualche Consiglio comunale di escludere la parola ‘Natale’ dalle festività” per non “ offendere musulmani o indù”. Secondo la giornalista “la deriva verso una totale secolarizzazione appare spesso ineluttabile”; tuttavia “per i cattolici questo è il tempo di resistere” tenendo presente che “i cambiamenti più devastanti sono stati provocati con atti parlamentari e campagne di persuasione in apparenza ‘ragionevoli'”. La vicenda della morte del microbiologo David Kelly e delle sue rivelazioni sull’Iraq alla Bbc – che hanno provocato un terremoto politico in Gran Bretagna – sono commentate dal quotidiano spagnolo El Paìs del 21/7, secondo il quale “l’unica cosa chiara è che un cumulo di spropositi ha portato alla morte un funzionario che aveva operato secondo coscienza”. “La manipolazione, da parte di Blair e Bush, delle false informazioni sulle armi di Saddam Hussein ha scatenato crisi politiche di conseguenze imprevedibili a Washington e Londra”, mentre in Spagna “il governo si trincera dietro un assurdo silenzio, che non servirà a far diminuire la pressione per conoscere quello che veramente si sapeva sulle armi, la guerra e le sue ragioni”: “Con Kelly è morto un onorato esperto conclude El Paìs – ma non la ricerca della verità su una guerra costruita sulle menzogne. La sparizione dell’obbrobrioso regime di Saddam Hussein non giustifica che Blair, Bush e Aznar ingannino i propri cittadini”. Gli Stati Uniti, l’Onu e l’Iraq sono oggetto di riflessione per Dominique Gerbaud, editorialista de La Croix, sul numero del 22/7: “Per gli americani la situazione irachena sta diventando invivibile. In senso letterale e figurato. Dopo la fine dichiarata delle ostilità, 34 soldati sono stati uccisi nel corso di imboscate o spari”. Secondo Gerbaud “siamo ad un punto del dopo-guerra in cui le forze americane rischiano di passare pari tempo a proteggersi contro gli attacchi iracheni che ad operare per il rilancio del Paese”. Nonostante la contrarietà della Francia all’intervento armato, afferma l’editorialista, “non ci si può rallegrare di ciò che sta accadendo e la comunità internazionale deve aiutarli ad uscirne”. A suo avviso non ci sono che “due soluzioni”: “Uno: l’Onu deve prima di tutto essere coinvolta nel processo del dopo-guerra. Due: bisogna fissare le condizioni e le caratteristiche della ripresa del controllo politico ed economico dell’Iraq da parte degli iracheni”. Anche il quotidiano Le Monde del 22/7 dedica a “L’Iraq e la guerra ‘zero morti’ degli Stati Uniti” una breve analisi in prima pagina, firmata da Jacques Isnard. “Nonostante sessant’anni di distanza che cambiano le circostanze, si arriva perfino a paragonare questa campagna militare con lo sfondamento degli eserciti tedeschi a Sedan, nel maggio 1940, o ancora all’avanzata, folgorante a modo suo, della seconda divisione blindata del generale Leclerc, verso Parigi, nell’agosto 1944”. Sulle speranze della comunità assiro-caldea (minoranza cristiana) nel processo di ricostruzione dell’Iraq, La Croix del 23/7 pubblica un’intervista a Younadem Kanna, unico ministro cristiano del Consiglio del governo provvisorio irakeno, che auspica “l’uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini, quale che sia la loro origine etnica, religiosa, politica o sociale”. “Sotto il regime di Saddam – dichiara – noi cristiani eravamo cittadini di serie B. Il tempo della discriminazione è finito… Arabi, curdi e assiro-caldei godranno finalmente degli stessi diritti. Appena la futura costituzione garantirà l’uguaglianza ci impegneremo per la denazionalizzazione delle scuole confessionali affinché i nostri bambini possano ritrovare le proprie radici e la propria lingua materna”. “Le sorti del nuovo Iraq sono ormai nelle nostre mani”, conclude, ma “questa fase di transizione dev’essere accompagnata da una forza di sicurezza inviata dall’Onu”. Con l’allargamento a 25 “saremo cittadini europei al cento per cento per la prima volta nella storia moderna”: è quanto osserva Fulvio Scaglione nell’editoriale del quotidiano italiano Avvenire ( 24/07) rilevando che “quella che attende noi ‘vecchi’ europei nei prossimi mesi è una sferzata di energie nuove che derivano da culture antiche, fedi incrollabili e battaglie senza risparmio. Dobbiamo esserne felici” e “capire che quel po’ di benessere in più di cui godiamo” ci dà “qualche dovere in più”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1226 N.ro relativo : 55 Data pubblicazione : 25/07/2003