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La pedalata necessaria” “

I segni dei tempi per le Chiese europee” “” “

Una lettura dei segni dei tempi nel cammino delle Chiese europee è stato offerto, in un recente incontro sull’ecumenismo (Italia, 26-31 luglio), dal vescovo di Acaia, Athanase Hatzopoulos, rappresentante della Chiesa ortodossa greca presso l’Unione europea, e da mons. Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). Per una comunità di valori. “L’unificazione dell’Europa – ha dichiarato Hatzopoulos – offre un’occasione di collaborazione e di riavvicinamento tra le Chiese e le comunità religiose nell’ambito del dialogo sul contributo della religione sia nella sfera pubblica sia nella vita privata”. Di fronte all’interesse mostrato dai popoli europei per il loro avvenire, “le Chiese – ha detto il vescovo di Acaia – devono offrire, aiutando anche quelle Chiese che non hanno sviluppato un’attività in questo settore ad intensificare tale interesse”. Sarebbe sbagliato, infatti, per Hatzopoulos, “lasciare solo agli uomini politici il compito di decidere del nostro futuro, magari lamentandoci in seguito. L’Europa è la casa comune di tutti e questo messaggio è stato compreso da molti ortodossi. Si tratta di un’occasione unica per far sentire ognuno responsabile di quello che avviene in Europa”. Massimo comun denominatore. “Il processo di riunificazione europea”, “il dialogo interculturale ed interreligioso”, “la questione dell’identità religiosa”, “la domanda di spiritualità” sono i quattro segni dei tempi odierni, individuati da mons. Aldo Giordano. “Le Chiese – ha detto mons. Giordano – seguono con particolare interesse il processo di unificazione europea perché percepiscono che esso può donare all’Europa maggior pace, stabilità, giustizia, sicurezza, solidarietà e fraternità”. Naturalmente, “le Chiese – ha osservato il segretario del Ccee – non sono interessate ad un’Europa ‘fortezza’, ma ad un continente più stabile per meglio realizzare lo scambio di doni con le altre regioni della terra e contribuire alla giustizia e alla pace nel mondo”. Sul tentativo di costruire l’Europa “su un minimo comune denominatore”, “è questa la via giusta – si è chiesto provocatoriamente mons. Giordano – o è giunto il tempo di trovare un consenso sul massimo per esplorare la ricchezza più profonda che ognuno può dare?”. Dialogo e identità. “Dopo l’11 settembre e la guerra in Iraq – ha rilevato mons. Giordano – la religione è di moda, ma la novità è che del dialogo interculturale e interreligioso se ne sta appropriando la politica, con il rischio che essa imponga le sue regole ed i suoi criteri”. In tal senso, “le Chiese – ha chiarito mons. Giordano – sono chiamate a riprendere in mano il dialogo, alla luce della propria esperienza e con criteri interni al fatto religioso”. Un’altra questione è quella dell’identità. “Se non siamo coscienti di chi siamo realmente – ha avvertito il segretario del Ccee – non possiamo dialogare, ma, al tempo stesso, l’esigenza di salvaguardare la nostra identità può portarci a nuove chiusure in fortezze isolate ed autosufficienti”. “La lampada della bici”. Il quarto segno dei tempi odierni è, per mons. Giordano, “la domanda di spiritualità”, che è crescente in Europa, legata “alla ricerca del senso della vita e a risposte al dolore e alla morte”. “La spiritualità – ha spiegato il segretario del Ccee – è come una lente di ingrandimento tra noi e il Vangelo, che ingigantisce le parole che lo Spirito Santo indica per il cammino ecumenico. Mi piace concludere, infine, con l’immagine della lampada della bici: solo se pedaliamo, abbiamo la luce per andare avanti. Nell’ecumenismo, è necessaria la pedalata dell’amore e della fede”.