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Integrazione sociale, formazione professionale, lotta al lavoro nero e una nuova legge sugli stranieri che metta al centro la persona e non la forza lavoro: è questo l’auspicio dei vescovi svizzeri, che in un nuovo documento della Commissione “Migratio” propongono alcune linee di politica migratoria. Il testo è stato presentato durante la 261a Assemblea ordinaria che si è svolta dal 1 al 3 settembre nella diocesi di Sion (Givisiez/Fr). Nel documento intitolato “Tesi per la politica migratoria” reso noto mentre le Camere federali stanno lavorando alla revisione della legge federale sugli stranieri i vescovi svizzeri chiedono una politica migratoria “non orientata solo alle esigenze e alle necessità del mercato del lavoro ma che tenga conto dello sviluppo demografico, della sicurezza degli oneri sociali e della capacità di accoglienza del Paese”. I dati sulla recessione delle nascite confermano infatti che nei prossimi anni diminuirà la popolazione svizzera e aumenteranno le nascite di bambini immigrati (svizzere 1,27; straniere in media 1,93), mentre l’economia avrà bisogno “di 150.000 forze lavoratrici altamente qualificate in più”. “In futuro scrivono i vescovi svizzeri – la popolazione lavorativa potrà contare su un grande numero di bambini della migrazione e dovrà sempre di più appoggiarsi a lavoratrici e lavoratori tra i 50 e i 65 anni, insieme alla crescita generale di manodopera femminile, al fine di assicurare il benessere nel nostro Paese”. Da qui l’invito al governo svizzero a “discutere con i Paesi Ue le linee di politica migratoria non solo riguardo alla sicurezza”; a “rendere difficoltoso il lavoro nero dei lavoratori stranieri” controllando anche i datori di lavoro; promuovere la formazione e il perfezionamento professionale dei lavoratori immigrati, in particolare delle donne; ma soprattutto varare una legge che “metta al centro la persona e non la forza lavorativa e promuova l’attuazione di condizioni favorevoli all’integrazione”. La Chiesa cattolica si occuperà anche di un “servizio pastorale per gli immigrati attraverso i cosiddetti centri di pastorale per persone di lingua straniera”. I vescovi hanno anche deciso di istituire una Missione per gli zingari con sede a Lucerna.