ucraina

” “La sofferenza, la fatica, la speranza

” “” “Dai 18 anni di ‘gulag’ del card. Josyf Slipyj ad oggi” “

Una terra “che è la culla del cristianesimo nell’Europa orientale” e “porta scritta nella sua storia e nel sangue di tanti suoi figli la chiamata ad operare con ogni impegno a servizio della causa dell’unità di tutti i cristiani” così Giovanni Paolo II aveva definito l’Ucraina, ricevendo in udienza nello scorso mese di febbraio i membri del Sinodo permanente della Chiesa greco-cattolica ucraina, accompagnati dall’arcivescovo maggiore di Lviv, card. Lubomyr Husar. Un Paese nel quale i cattolici hanno subito gravi persecuzioni. Esemplare la vicenda del metropolita Josyf Slipyj (1892-1984), rinchiuso nel 1945 nei gulag e liberato dopo 18 anni grazie all’intervento di Giovanni XXIII. Cerniera per secoli tra le grandi correnti religiose e culturali dell’Europa occidentale ed orientale, l’ex repubblica sovietica è stata nei giorni scorsi al centro della XXV Settimana europea promossa dalla Fondazione Ambrosiana “Paolo VI”, dal titolo “Storia religiosa dell’Ucraina”. Secondo l’ultimo Annuario statistico della Chiesa, su una popolazione di 50 milioni e 550mila abitanti, il 60% dei quali ortodossi, si contano nel Paese oltre 5 milioni e mezzo di cattolici, in grande maggioranza greco-cattolici di rito bizantino. Sono 17 le circoscrizioni ecclesiastiche; 3.676 le parrocchie. Verso l’Europa. “Il futuro dell’Ucraina, incluso il successo della sua scelta per l’Occidente, sarà determinato dall’interazione di tre fattori: la classe politica che attualmente governa il Paese, il modo in cui l’Occidente europeo e gli Stati Uniti concepiscono i propri interessi e, infine, il modo in cui la Russia percepisce i propri”. Ad affermarlo, lo storico della Harvard University, Ihor Ševèenko che ha denunciato “la posizione ambigua” della “nomenklatura al potere in Ucraina”, ben lontana dal “principio occidentale della trasparenza”. Ma anche all’Occidente lo studioso non risparmia critiche, definendolo “indifferente” nei confronti “dell’appoggio da fornire all’opzione europea dell’Ucraina”. “I rapporti politici con l’Unione europea e con la Nato”, oltre all’aspirazione “alla costituzione di un patriarcato autonomo” sono per Cesare Alzati dell’Università di Pisa gli elementi caratterizzanti il processo dell’Ucraina verso la piena indipendenza e l’inserimento nella realtà europea ma, ha precisato Ševcenko, “la sfida più urgente è la formazione di nuove élite politiche e intellettuali orientate verso l’Occidente e i suoi valori”. La rinascita religiosa. “Il crollo del regime sovietico ha evidenziato la diversità delle matrici culturali russa ed ucraina” che si rispecchia anche negli orientamenti religiosi e fa sì che “l’ortodossia ucraina si distingua in modo netto dal resto dell’universo ortodosso”. Lo ha rilevato Oxana Pachlovska, membro dell’Accademia nazionale ucraina delle scienze di Kyiv e slavista all’Università “La Sapienza” di Roma. “In una realtà dove convivono più Chiese”, ha osservato, è “la Chiesa greco-cattolica, insieme a quella ortodossa autocefala, non riconosciuta dal patriarcato di Mosca”, a promuovere la formazione di “individui liberi e responsabili, cittadini e non sudditi, direttamente riconducibili nell’alveo di una democrazia di stampo europeo”. Per questo “l’Ucraina oggi è un vero e proprio laboratorio della costruzione della democrazia nello spazio politico e culturale ortodosso”. Sulla stessa linea Borys A. Gudziak, rettore dell’Accademia teologica dell’Università cattolica di Lviv: “la religione sta dando prova” nel Paese “di una nuova vitalità: nella mia diocesi sono 700 i sacerdoti ordinati in 10 anni, e nelle scuole teologiche dell’Ucraina oggi studiano più di 18 mila studenti; i seminari sono strapieni”. La religione “è, e sarà, un importante fattore sociale, culturale e politico” a condizione che “le comunità religiose sappiano essere attente ai segni dei tempi”. “Molti cittadini nutrono la speranza – ha proseguito Gudziak – che le Chiese siano in grado di dare risposte alla profonda crisi etica, prima ancora che economica, dell’Ucraina” di cui sono espressione, tra l’altro, “la corruzione diffusa e l’elevato tasso di aborti”, e alla “crescente rassegnazione che si sta diffondendo tra i giovani” a causa della disoccupazione.