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La gente ha bisogno…” “

Incontro a Roma di 106 "nuovi vescovi": 33 sono europei” “

Solo Giovanni Paolo II ne ha beatificati 46 e canonizzati 22 (68 in totale), senza contare le cause di beatificazione e di canonizzazione ancora in corso. Vescovi e “santità” è stato uno dei temi del “Pellegrinaggio alla tomba di S. Pietro”, un incontro di riflessione per i nuovi vescovi organizzato a Roma (fino al 19 settembre) per iniziativa della Congregazione per i vescovi (cfr. Sir n. 60). All’incontro hanno partecipato 106 vescovi “di nuova nomina” (nominati cioè nell’ultimo anno), provenienti da 26 Paesi: alcune testimonianze. Francia: laici “in missione”. Pontoise, due milioni di abitanti alla periferia Nord-Ovest di Parigi. “Una diocesi urbana missionaria”, la definisce mons. Jean-Yves Riocreux, vescovo da meno di tre mesi in una zona “piena di immigrati, provenienti da tutti i continenti, soprattutto dall’Africa e dall’Asia”. Le opportunità: “i giovani”. Gli ostacoli: “La secolarizzazione, l’indifferenza”. “Il contesto multireligioso, che in apparenza potrebbe sembrare un impedimento – racconta Riocreux – è in realtà una grande opportunità. Basti pensare al giorno della mia ordinazione episcopale: è stata una festa, erano presenti i rappresentanti di tutte le fedi religiose, a cominciare da musulmani ed ebrei”. Un’altra caratteristica della “banlieu” parigina, “comune ormai a tutte le realtà, soprattutto urbane, della Francia”, è la scarsità di preti: “Per noi la collaborazione tra preti e laici – informa il vescovo – è un’abitudine, una prassi consolidata. Siamo una diocesi ‘missionaria’, prima di tutto, al suo interno, con chi frequenta le parrocchie e con i molti ‘lontani’ che abitano il territorio”. Ecco perché la formazione dei laici “è molto curata, a differenti livelli e con riferimento ai molteplici ruoli che i laici sono chiamati a vivere nei diversi ambienti, dalla parrocchia ai luoghi di lavoro, all’università”. Polonia: “stare con la gente”. 700 mila abitanti e circa 600 preti, a cui vanno aggiunti “quindici che lo diventeranno presto e altri quindici impegnati in terre di missione: Russia, Ucraina, Bielorussia, ma anche Africa e America Latina” . E’ la fotografia di Wloclawek, una “diocesi media” della Polonia, la definisce il suo nuovo vescovo, mons. Wieslaw Alojzy, per il quale il compito di un pastore della Chiesa è “dare speranza”, specialmente in una terra, come la sua, “ricca di gente che prega”, ma dove “ancora impera la mentalità post-comunista” per cui “le cose religiose possono aspettare”, e dove “si dovrebbe insegnare la fede non solo ai bambini, ma specialmente ai loro genitori”. Una terra, la Polonia, dove “crescono i problemi sociali”, lamenta il vescovo, che informa come “il 30% degli abitanti della mia diocesi non ha lavoro”. “Stare con la gente, ascoltare le loro domande e pregare per i preti”: questi gli impegni principali assunti dal vescovo, che informa come la diocesi stia preparando, per il 2005, uno speciale “Anno della famiglia”. Italia: “slancio missionario” e “nuovi linguaggi”. Collaborare “sul campo” con i sacerdoti, promuovere lo “slancio missionario” e trovare “nuovi linguaggi” per “dire la fede alle nuove generazioni”. Sintetizza così il ruolo del vescovo mons. Claudio Maniago, nuovo ausiliare di Firenze, il più giovane e il più “fresco” di ordinazione (pochi giorni) dei vescovi presenti all’incontro romano. “La gente ha bisogno di vedere il vescovo e di essere ascoltata da lui”, racconta, indicando nell’annuncio del Vangelo (tema degli Orientamenti pastorali dei vescovi italiani per il decennio in corso) il “primo dovere di un pastore”. E’ il “metodo”, però, che andrebbe “aggiornato”, perché “il linguaggio specialistico ecclesiale è spesso distante dalla gente ‘semplice’, intesa come popolo di Dio, e in particolar modo dai giovani, che sono sempre il ‘banco di prova’ dell’efficacia e dell’autenticità dell’evangelizzazione”.