francia" "
Il card. Lustiger sulla morte, spesso in solitudine, di oltre 11.000 anziani per l’afa estiva” “
Vittime del caldo o della solitudine? E’ davvero tragico il bilancio dei decessi di anziani provocati in tutta Europa dalla lunga e in gran parte torrida estate che sta volgendo al termine. Un autentico bollettino di guerra che non ha risparmiato alcun Paese in Italia, ad esempio, si sono registrate 4.175 morti in più rispetto all’anno scorso, con un aumento del 14% -, ma ha particolarmente colpito la Francia dove si contano 11.435 ultrasessantenni morti per l’afa, metà dei quali con più di 85 anni. Di questi, 66 sono stati “dimenticati”; nessuno è venuto a reclamare le salme per le quali il Comune di Parigi si è assunto il compito del rito civile della sepoltura “per requisizione”. Un’emergenza umanitaria e sanitaria che ha svelato la condizione di profonda solitudine e abbandono in cui vivono nel Paese molti anziani. Secondo l’Insee (Istituto nazionale di Statistica e di Studi economici), gli ultrasessantenni, 12 milioni nel 2000 (il 21% della popolazione), raggiungeranno in Francia il numero di 21 milioni (il 33% della popolazione) nel 2035. L’11% degli ottantenni che vivono da soli non esce mai di casa e non ha più contatti con terzi. Negli istituti per anziani vivono circa 475mila persone (due terzi delle quali donne con più di 75 anni); 70mila di questi non mantiene più rapporti con l’esterno. Presentiamo di seguito una riflessione dell’arcivescovo di Parigi, card. Jean-Marie Lustiger , e la “proposta” di Eric de Bodman , alto dirigente che ha deciso di “riconvertirsi” professionalmente per dedicarsi agli anziani. Riannodare i legami tra generazioni. “Ogni comunità parrocchiale ha scritto l’arcivescovo di Parigi in una nota è incessantemente chiamata in nome del Vangelo a rinnovare il proprio impegno verso le persone anziane, spesso lasciate in profonda solitudine”. Annunciando l’intenzione di far celebrare in ogni parrocchia una Messa a suffragio dei 66 “defunti dimenticati” e ricordando l’impegno di quest’estate “delle parrocchie parigine, tese a fare fronte con generosità ad ogni richiesta pervenuta”, il card. Lustiger ha rimarcato l’urgenza di “porre rimedio alla frattura intergenerazionale della nostra società” impegnandosi “per ristabilire i legami tra giovani e anziani, nella riscoperta della responsabilità di ognuno nei confronti degli altri”. “I dispositivi di solidarietà e d’assistenza non potranno mai sostituire, soprattutto quando i legami familiari sono carenti, il nostro cammino personale di sincera fraternità e attenzione per il prossimo, di qualsiasi età”. Quale presenza della Chiesa? “La società deve certamente farsi carico delle persone più vulnerabili, cioè gli anziani, e proteggerle”, ma questa azione “è complementare al sostegno che occorre fornire all’istituzione familiare” perché “la famiglia è un valore unanimemente riconosciuto, luogo in cui si manifestano le ‘solidarietà spontanee’ quando qualcuno è toccato da prove come la disoccupazione, la solitudine o la malattia”. Ne è convinto Eric de Bodman, sposato e padre di quattro figli, alto dirigente in fase di riconversione professionale per mettersi al servizio degli anziani. Ricordando la “presenza insostituibile, ancorché spesso disconosciuta, di tanti laici cristiani, religiosi e religiose accanto ad anziani fragili e soli”, de Bodman, che dopo anni di impegno con la moglie Blandine nella pastorale familiare della diocesi di Versailles ha appena concluso il corso di “formazione teologica e pastorale della famiglia” all’Université catholique de l’Ouest ed ha acquisito il diploma universitario in gerontologia, invita a riflettere sulla possibilità che “una piccola ‘cellula’ della Chiesa possa rispondere in tempo utile alle richieste di ascolto e accoglienza delle persone di età avanzata”. Poiché “il prezioso capitale delle case di cura gestite dalle congregazioni religiose si assottiglia sempre più con il passare del tempo è un’ulteriore questione posta da de Bodman come rendere ‘stabili’ le case che non hanno più le ‘forze’ per resistere e che sono”, viceversa, “luoghi privilegiati di condivisione del quotidiano e di proposta ad ogni uomo del ‘Vangelo della vita’?”.