“Parla, Signore: ti ascolto”: questo il titolo della lettera pastorale della Conferenza episcopale svizzera in occasione della Festa federale di preghiera (o digiuno federale), rito ecumenico introdotto nel 1832 in Svizzera e che si celebra ogni anno la terza domenica di settembre (21/9). La lettera pastorale illustra e spiega le caratteristiche della Lectio divina. “Quest’anno vogliamo accompagnarvi nella strada che porta ad un vero tesoro: …la parola di Dio”, esordisce. Nell’anno della Bibbia, i vescovi svizzeri intendono chiedersi “cosa significa la parola di Dio per noi, a livello personale e come comunità cristiana? E concretamente?”. “È bene ascoltare la parola di Dio durante la liturgia”, si afferma. “Ma ciò da solo non basta: spesso siamo distratti, dimentichiamo qualcosa”; inoltre “attualmente, la nostra cultura è caratterizzata dallo scetticismo e dal relativismo. Per questo è tanto più importante che noi cristiani abbiamo un cuore infiammato dalle parole della Sacra Scrittura”. La lettera presenta la peculiarità della lectio divina, che “unisce preghiera, studio e orientamento di vita”: l’ascolto, “affinché il tesoro possa fare frutti”; questi frutti sono “la fede”, “una nuova speranza”, “l’amore”, “la gioia che invade chi trova un tesoro nascosto. Questo tesoro ci insegna che siamo stati creati per la verità, una verità che ci fa condividere la certezza della fede. Non è una certezza che genera morte e fanatismo, ma una certezza che ci porta al fine della nostra vocazione: essere sani e santi, in tutto e per tutto”. Nel concludere la lettera, citando i versetti 55, 10-11 del profeta Isaia i vescovi augurano ai fedeli di avere la sua stessa “la fiducia incrollabile”.