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Il tempo delle sinergie” “

Due incontri delle Chiese europee sulla comunicazione sociale” “” “

Non solo la tv, ma anche la stampa, internet e la radio sono “mezzi molto adatti per comunicare in Europa i contenuti religiosi, perché basati sulla parola scritta, che facilita la riflessione, e sull’ascolto, tema tipicamente cattolico”. A parlare nei giorni scorsi della presenza dei media ecclesiali nei diversi Paesi europei, sono stati i vescovi dalla Commissione episcopale europea dei media (Ceem) del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), riuniti a Roma dal 18 al 21 settembre per l’annuale incontro. Questo organismo è formato dai vescovi europei a capo di 6 diversi gruppi linguistici, che hanno presentato per l’occasione un rapporto sulle rispettive realtà. E mentre nel seminario Ccee del 18 settembre si era parlato di televisione (SirEuropa 62/2003 ), nei giorni successivi si è riflettuto anche sul valore e la presenza degli altri media. Una rete europea per comunicare meglio. “Vogliamo far funzionare meglio questa rete – ha spiegato don Aldo Giordano, segretario del Ccee – anche in relazione ai cambiamenti della società europea e dell’informazione. Oggi non ci sono più grosse diversità tra Est ed Ovest, perché anche le Chiese dell’Europa orientale si sono organizzate e hanno i loro media. Allora bisogna trovare forme nuove di collaborazione e puntare sulla formazione. Anche se la Chiesa non sarà mai una potenza mediatica, è importante avere a disposizione mezzi sobri ma di qualità”. Tra le altre iniziative illustrate durante l’incontro, una serie di corsi sulla “comunicazione istituzionale” per migliorare l’immagine pubblica della Chiesa in Spagna e un “Progetto diocesi” in Portogallo destinato alla creazione di organismi pastorali specifici per la comunicazione sociale in tutte le diocesi del Paese. In Austria, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia, Slovacchia e Svizzera è stata notato però, rispetto ai media ecclesiali, un “calo di interesse da parte dei lettori, soprattutto dei più giovani”. Cattolici, tv e nuova Europa. Una valutazione delle iniziative televisive dei cattolici è stata fatta da Josè Maria Gil, segretario tecnico della Commissione episcopale dei mezzi di comunicazione sociale della Conferenza episcopale spagnola. “I progetti e le iniziative dei cattolici in ambito televisivo sono uno dei compiti più importanti per la Chiesa – afferma al Sir – non solo per l’importanza di questo mezzo nella conformazione culturale dell’Europa di oggi e di domani, ma anche per l’urgenza manifestata in diversi fori ecclesiali, tra cui il Sinodo speciale per l’Europa”. La Chiesa, a suo avviso, mentre “reclama giustamente il riconoscimento formale del suo contributo al passato e al presente” del nostro continente, “non può ora rinunciare ad essere presente nella formazione della nuova Europa, con un mezzo tanto decisivo come la televisione “. Perché questo sia fatto in maniera efficace a suo parere “è necessario unire gli sforzi e creare sinergie, trasferendo alle nuove iniziative televisive una autentica ‘comunicazione di beni’ specialmente nella coproduzione di programmi cattolici, riuniti per aree culturalmente affini”. Questa “comunione di beni dei cattolici in progetti audiovisivi comuni potrà generare aiuti officiali dagli organismi europei che lavorano proprio per l’integrazione e la creazione di uno spazio comune”. La Chiesa a favore del “servizio pubblico”. Ma soprattutto, sottolinea Gil, “questa nuova presenza ecclesiale nel mondo della televisione europea non può far dimenticare l’appoggio della Chiesa – ora più necessario che mai per la dominante concezione economicistica della comunicazione – al concetto di ‘servizio pubblico’ dei mezzi di comunicazione, specialmente nei mezzi di titolarità statale o regionale, in virtù del quale si garantisce la presenza di programmi religiosi nella emissione televisiva”. “Il concetto stesso di ‘servizio pubblico – conclude Gil – è uno degli aspetti più caratteristici della cultura televisiva europea che non possiamo perdere”.