Il semestre di presidenza italiana costituisce “una fase assai importante” dello sviluppo dell’Unione europea, soprattutto per l’approvazione del Trattato costituzionale. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, che aprendo il Consiglio permanente dei vescovi italiani (in corso a Roma fino al 25 settembre), si è associato (a nome anche dei suoi confratelli) alla richiesta del Papa affinché nella nuova Costituzione “siano esplicitamente riconosciuti il radicamento profondo dell’Europa nel cristianesimo e il ruolo delle Chiese cristiane”. Al centro dell’assise dei vescovi, il tema della parrocchia, oggetto della prossima Assemblea generale, in programma ad Assisi dal 17 al 20 novembre. Per reagire all’emergere di nuovi “modi di aggregarsi elettivi ed elastici”, che rischiano di mettere in crisi “il rapporto tra vita cristiana e territorio” – è l’analisi del presidente della Cei – le parrocchie devono dar corpo ad una sorta di “pastorale integrata”, nello stile di quella “unità di missione” che “accomuna tutta la Chiesa” e che vede “un forte segnale di speranza” in esperienze come quella dell’Azione cattolica, che ha da poco aggiornato il suo Statuto. A tutto campo l’analisi del card. Ruini sulla politica interna: in politica, ha detto, serve “una svolta netta” per “porre un limite alle esternazioni e alle polemiche”, le riforme istituzionali andrebbero portate avanti “senza forzature o chiusure preconcette” e la prossima finanziaria dovrebbe misurarsi con “l’aumento del costo della vita”. Il presidente della Cei ha respinto anche al mittente alcune “espressioni inaccettabili” pronunciate dalla Lega Nord contro la Chiesa, mentre sulla riforma delle pensioni ha chiesto misure improntate a “criteri di autentica equità”.