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Più che un allargamento” “

” “Il contributo del cristianesimo al ” “processo di europeizzazione in un corso della Comece” “” “

Quando altri dieci Paesi si uniranno all’Ue il 1 maggio 2004, quest’ultima non crescerà soltanto in termini geografici, di popolazione e di potere economico ma integrerà nuove culture, lingue e tradizioni dei popoli slavi e magiari, così come quelli delle isole mediterranee. Ne risulterà una “europeizzazione” più che un “allargamento” dell’Unione europea. Questo è stato il punto di partenza del quinto corso estivo universitario della Comece, che si è svolto a Leányfaly (Ungheria) dal 13 al 17 settembre scorso. 32 giovani di 15 Conferenze episcopali cattoliche europee si sono dedicati ad approfondire la questione se, alla luce della crescente diversità dell’Europa di oggi, possiamo davvero parlare di un’eredità comune, di valori comuni e di un’identità comune e, se è così, quale ruolo svolge la religione – in particolare il cristianesimo – in questo processo. Il vicedirettore dell’Accademia americana di Berlino, Paul Stoop, ha delineato il percorso tramite il quale, nel confronto con l’oppressione totalitaristica ad Est e in una relazione sempre più stretta con gli Stati Uniti, nell’Europa occidentale si è andato forgiando un senso d’identità comune durante la Guerra Fredda. “In quel periodo, Paesi caratterizzati da tradizioni storiche e culturali diverse hanno costruito una base comune sui valori condivisi della democrazia e del libero mercato. L’apparente riallineamento che si è verificato durante il conflitto iracheno non sarà sufficientemente forte da dissolvere questa comunanza di interessi e valori condivisi”, ha concluso Stoop. Il vicepresidente del principale partito d’opposizione dell’Ungheria, Fidesz, József Szájer, ha offerto una prospettiva ungherese sul processo costituzionale attualmente in corso nell’Ue. Secondo il politico “esiste il rischio di aggravare il ‘deficit identificativo’ dei cittadini Ue nei confronti delle Istituzioni dell’Unione nel caso in cui non tutti gli Stati membri abbiano un proprio rappresentante con diritto di voto nella Commissione europea, come risulta dall’attuale proposta della bozza della Costituzione”. Ha anche rivolto un appello affinché “l’Ue si adoperi maggiormente per l’integrazione delle minoranze nazionali ed etniche”. La capacità della religione di creare legami tra le persone al di là dei confini geografici e culturali è stato l’oggetto del contributo di Michael Haren della Commissione del manoscritto irlandese di Dublino. “Il popolo ungherese – ha detto, raccontando la storia di due pellegrini ungheresi in Irlanda nel Medio Evo – costituisce di per sé un simbolo della nuova identità europea emergente: discendenti degli emigranti magiari provenienti dalle montagne degli Urali, i cui lontani cugini venivano dalla Cina nord-orientale, gli ungheresi hanno assimilato le influenze di tutti i loro vicini. Unici in senso linguistico e culturale, si sentono tuttavia parte dell’Europa, alla quale sono legati dalla fede cristiana”. Il rapporto tra nazionalità, identità europea e fede cristiana è stato analizzato da Nicholas Boyle dell’Università di Cambridge. “La vecchia idea di cristianità – ha riferito – è stata sostituita dall’idea di nazione: Dio è stato sostituito da ‘Inghilterra’ come principale punto di riferimento nel definire l’identità della maggior parte delle persone. Oggi, la nazione è stata sostituita dall’individualismo esasperato, e sia la Chiesa che l’Unione europea hanno bisogno di trovare nuove strade per identificarsi con gli Europei”. Il corso si è concluso con un dibattito su “Apriamo il nostro cuore”, il documento Comece su cattolici e progetto di integrazione europea (cfr Sir 32/03). John Coughlan Comece