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Qualcosa da dire” “

Parlare "con un sola voce chiara" questo l’impegno della Chiesa nell’Europa che cambia” “” “

Mi sono spesso chiesto se stavo sprecando il mio tempo quando insegnavo filosofia. Per più di 20 anni ho tenuto circa 60 corsi di studio diversi e l’unico principio che ho tentato di condividere con gli studenti é stata una frase in latino: Quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur – in altre parole, quando abbiamo qualcosa da dire, dobbiamo dirla nella maniera adatta a chi ascolta. Questo non ha nulla a che vedere con i contenuti, ma piuttosto con il modo in cui le persone recepiscono quello che diciamo. Alcuni dei miei vecchi studenti si lamentano di quanto poco la gente capisca di quanto viene dei sermoni e degli insegnamenti della Chiesa. Ma da allora alcuni di loro sono diventati esperti comunicatori in televisione ed in radio; altri hanno girato film eccellenti ed altri ancora scrivono e predicano molto bene. É una delle consolazioni della vita, poiché significa che non ho fallito completamente, e – ancora più importante – che ora più che mai la Chiesa ha bisogno di farsi sentire in modo chiaro. Un seminario sulle iniziative televisive cattoliche in Europa, tenutosi a Roma il 18 settembre, é stato il segno di un grande cambiamento nella Chiesa in Europa. Il convegno è stato organizzato dalla “Fondazione Comunicazione e Cultura” , nella sede romana della Conferenza episcopale italiana. Cosa aveva di così speciale questa conferenza? Erano rappresentati 19 Paesi, ma 10 – più della metà – erano dell’Europa centrale ed orientale. Questo significa che la vera voce della Chiesa europea viene ora sentita chiaramente, ed il suo vero volto é lì, visibile a tutti. Ma ciò che subito impressiona é che questi ultimi 15 anni ci hanno avvicinati tutti in Europa in molti più modi di quanti se ne possano immaginare. É ora evidente che malgrado le diversità culturali ed economiche, i cattolici affrontano più o meno le stesse sfide in tutta l’Europa. I cambiamenti tecnologici nella trasmissione televisiva e nuovi orizzonti nelle proprietà e nella distribuzione, indicano che é improbabile che i cattolici potranno essere proprietari e distribuire un proprio servizio televisivo e l’accesso agli spazi nella televisione pubblica diventa sempre più ristretto. Una probabile soluzione potrebbe essere una partnership con altre istituzioni religiose in operazioni congiunte per un canale di “interesse speciale”. Comunque i programmi religiosi alla radio raggiungono numeri elevatissimi di persone; é sorprendente che la televisione e la stampa sembra stiano diventando sempre meno importanti, mentre le radio ed internet sembrano essere gli strumenti che la Chiesa dovrà utilizzare in futuro. Al seminario così come nella riunione annuale del Comitato europeo dei vescovi per i media (Ceem) del 19 e 20 settembre, sono state poste domande riguardo ai contenuti e allo stile della programmazione religiosa. Spazi ristretti per programmi religiosi, uniti all’enorme richiesta di ricevere risposte a domande di ordine spirituale, suggeriscono che é importante offrire “spiritualità” e non solo tradizionali programmi religiosi. Alcuni hanno messo in dubbio il buon gusto delle messe trasmesse alla televisione; probabilmente la radio é un mezzo più adatto a questo genere di “esperienza”. Inoltre, le persone semplicemente alla ricerca di risposte sono meno attratte dalle normali celebrazioni religiose, ma aperte a programmi che prendano sul serio le loro domande ed i loro dubbi. Questi programmi non sono intesi come sostitutivi della solida dottrina cristiana, ma piuttosto come un primo incontro ed un invito. Il principio è che qualunque cosa dovessimo mandare in onda dovrebbe essere “indirizzata al pubblico”. Altrimenti parleremo ad un gruppo di persone fedelissime ma in diminuzione.