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Conferenza intergovernativa: ” “importanti segnali fin dal giorno dell’inaugurazione (Roma, 4 ottobre 2003)” “” “
Tempi e metodi. “Siamo condannati al successo”. Non poteva essere più chiaro e deciso Pat Cox, irlandese, presidente del Parlamento europeo, nel definire il principale obiettivo della Conferenza Intergovernativa (Cig), inaugurata a Roma sabato 4 ottobre. “Dobbiamo giungere ad una Trattato costituzionale per l’Unione. L’alternativa non c’è, salvo compromettere il futuro stesso del cammino di integrazione”. I lavori della Cig si sono aperti fra grandi dichiarazioni di principio, esplicite disponibilità al dialogo, ma anche ribadite insoddisfazioni nei confronti della bozza di Costituzione prodotta dalla Convenzione. “Occorre chiarire, senza distruggere, il lavoro svolto dalla Convenzione”, ha aggiunto Cox. E Gerard Schröeder, cancelliere tedesco, gli ha fatto eco: “Chi sostiene sia necessario modificare la bozza presentata da Giscard d’Estaing è obbligato a chiarire quali novità vorrebbe inserire e contemporaneamente è tenuto a ricercare il consenso per sostenere tali posizioni”. Dal canto suo Tony Blair, capo dell’esecutivo inglese, ha sintetizzato: “Nella Conferenza deve emergere il bene comune europeo, il quale è superiore alla somma degli interessi nazionali”. A questo punto si aprono due punti interrogativi: il primo sul “metodo di lavoro” della Cig, il secondo relativo a tempi. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, cui è affidato nel semestre di presidenza di turno la “regia” del Consiglio e dell’intera Conferenza, sin dal primo giorno di lavori aveva sostenuto che “la Cig prende il largo in un clima di estrema collaborazione, con interventi di alto profilo”. Frattini ha poi tenuto a precisare che, “per coinvolgere i cittadini in questa fase costituente, occorre la disponibilità ad un dibattito franco e trasparente, in cui ogni europeo possa essere al corrente delle posizioni sostenute dagli Stati”. Il medesimo discorso è ritornato a proposito dei tempi di lavoro della Conferenza Intergovernativa: alla vigilia dell’incontro inaugurale di Roma il Governo italiano, assieme a quelli dei Paesi “grandi” (Francia, Germania, Gran Bretagna), aveva insistito per chiudere entro dicembre, così da giungere alla firma del nuovo Trattato a Roma, nel maggio 2004, prima delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Ma, vista la riproposizione in sede di Cig delle perplessità emerse sulla bozza firmata da Giscard, la prudenza ha avuto il sopravvento. Così il presidente di turno del Consiglio europeo, Silvio Berlusconi, si è affrettato a chiarire che non considera “un dramma l’eventuale prosecuzione dei lavori durante il primo semestre del 2004, sotto la guida irlandese”, ribadendo però il desiderio che “la firma del nuovo Trattato avvenga a Roma, come quella dei Trattati fondativi della Cee del 1957”. Ecco le obiezioni. La giornata inaugurale della Conferenza Intergovernativa ha portato alla luce i malumori cresciuti nelle ultime settimane attorno alla bozza di Costituzione prodotta dalla Convenzione. In realtà la stessa bozza era stata giudicata da più parti una “buona” o addirittura “ottima” base di partenza per la Cig. Eppure a Roma i Paesi medi e piccoli hanno chiesto più peso (il premier spagnolo José Maria Aznar e il collega polacco Leszek Miller) e pari dignità (si veda la lettera indirizzata a Berlusconi dai leader politici di Austria, Finlandia, Lituania, Malta, Repubblica Ceca, Slovenia Ungheria). “Deve essere possibile per gli Stati sollevare in sede di Cig tutte le questioni che si considerano importanti”: con questo messaggio è evidente che la bozza di Costituzione non potrà essere approvata “a scatola chiusa”. A ciò si aggiunga la reiterata richiesta di alcuni Stati (fra cui Italia, Spagna e Polonia) di inserire nel Preambolo della Costituzione un chiaro riferimento alle “radici cristiane” del continente. Sempre a Roma è toccato a Romano Prodi, presidente della Commissione di Bruxelles, tornare a rimettere in gioco ogni decisione riguardante il funzionamento delle istituzioni in una Europa allargata a venticinque “soci”. A margine della prima riunione della Cig, Prodi ha ricordato “la necessità di chiarire il processo di revisione costituzionale, che non può essere decretato all’unanimità, salvo blindare o addirittura uccidere la nascente Costituzione europea; è poi sul tappeto il problema della riduzione del voto all’unanimità in sede di Consiglio europeo, per evitare che il veto anche di un solo Stato blocchi il cammino dell’Unione in settori importanti come la politica estera, la difesa, il fisco; altro nodo da sciogliere è costituito dalla composizione della Commissione, per la quale noi ribadiamo l’opportunità di dare un seggio a ciascun Paese aderente”. Valori e cultura. Il summit dei Capi di Stato e di Governo dell’Ue ha consentito anche alcuni spazi di riflessione sui valori di fondo attorno ai quali costruire l’Europa di domani. Nel suo intervento introduttivo, il presidente di turno del Consiglio, l’italiano Silvio Berlusconi, ha infatti affermato: “La vera identità dell’Europa non è data infatti da una geografia dai mutevoli confini. Non è data neppure da una storia politica fatta troppo spesso di guerre intestine e di eventi tragici. La vera identità dell’Europa è data dalla sua ‘cultura’. È la cultura che ha dato a tutti noi europei i nostri valori morali, le nostre istituzioni democratiche, la nostra arte, la nostra letteratura, la nostra scienza e la nostra tecnologia. Ci ha dato la nostra identità”. Berlusconi ha poi aggiunto, suscitando il consenso dei leader europei: “Essere europei ha significato e significa ancora oggi condividere una cultura comune, un comune patrimonio di valori e di civiltà”. Gli stessi protagonisti della Cig hanno quindi approvato una Dichiarazione congiunta, nella quale si afferma: “I capi di Stato e di Governo dei Paesi membri, in via di adesione e candidati dell’Unione europea, il presidente del Parlamento europeo, il presidente della Commissione, riaffermano che il processo di integrazione europea costituisce la vocazione essenziale del nostro continente e rappresenta il principale strumento per un ruolo più efficace dell’Unione sulla scena internazionale ed ai fini del rafforzamento della pace, della democrazia, della prosperità e della solidarietà in tutti gli Stati membri”. Nella Dichiarazione di Roma si sottolinea che “l’adozione di un Trattato costituzionale rappresenterà una tappa fondamentale nel processo volto a rendere l’Europa più coesa e più influente, più trasparente e democratica, più efficiente e vicina ai cittadini, ispirata dalla volontà di promuovere valori universali anzitutto attraverso collaborazione con le organizzazioni internazionali multilaterali e confermando un saldo e paritario rapporto transatlantico”.