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La meraviglia della vita” “

“La meraviglia della vita” è il titolo e il contenuto della lettera pastorale dei vescovi irlandesi – distribuita in 100.000 copie – per la “Giornata della vita 2003” e per i 25 anni di pontificato del Papa, ricorrenze celebrate ambedue il 12 ottobre prossimo (anche se l’anniversario è il 16 ottobre). “In questo mondo rumoroso e frenetico – osservano i vescovi – non è facile trovare spazi per contemplare le più profonde verità”: “Solo se ci prendiamo del tempo per riflettere inizieremo a capire la verità fondamentale su noi stessi, che è troppo profonda per essere apprezzata a ‘prima vista’”. Gli insegnamenti della Chiesa a proposito della vita umana, precisano, “non sono in primo luogo regole e proibizioni; riguardano la grandezza del valore e della dignità umana. Riguardano il dire ‘sì’ alla vita e alla sua meraviglia”. Da qui derivano, ad esempio, i “no” alla tortura e alla schiavitù, alla sperimentazione indiscriminata sugli embrioni, all’aborto, alla clonazione umana. Giovanni Paolo II “ha spesso riflettuto sulla sofferenza, sperimentandola lui stesso. Ha incoraggiato i deboli a superare le barriere e i limiti di tempo e spazio”. A questo proposito i vescovi ricordano le “lezioni” spirituali seguite alle Special Olympics, le olimpiadi per disabili mentali che quest’anno si sono svolte in Irlanda. E non mancano di parlare della violenza che da tempo colpisce il Nord del Paese, oltre “alla tragedia dei suicidi giovanili, l’arrivo di molti immigrati che fuggono da tristi esperienze di guerra e persecuzione, le vite distrutte dalla droga, la sofferenza provocata ai giovani e alle persone vulnerabili vittime di abusi sessuali, tutto ciò chiede di trovare i modi per rendere concreta la nostra reverenza alla vita e il nostro impegno per rispettarla e proteggerla”. L’immagine del crollo delle Torri gemelle, ad esempio, è emblematica perché racchiude in sé “la vulnerabilità di questo secolo, la fragilità anche delle vite più vibranti e di successo, il potere distruttivo dell’odio e la mancanza di rispetto per la vita”. In questa situazione di vuoto di speranza e di futuro, affermano i vescovi, la Chiesa in Europa deve restituire ragioni di vita. “L’amore concreto per i poveri rende le persone capaci di riconoscere il loro valore, che non dipende dal successo, dalla salute o dallo status sociale”. Anche “l’accettazione di chi è culturalmente, etnicamente, politicamente o religiosamente diverso, può farci riconoscere che siamo parte della famiglia di Dio, nella quale popoli di ogni razza, linguaggio e stili di vita saranno ammessi a “condividere lo stesso eterno banchetto'”.