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Preoccupati per l’Onu” “

Da Sarajevo messaggio del Consiglio europeo dei leader religiosi ” “” “

“La guerra in Iraq e l”impasse’ del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sollevano preoccupazioni sulla moralità e la legalità del conflitto e sul futuro dell’Onu come istituzione garante dell’ordine politico multilaterale. Noi ci impegniamo a sostenere la ricerca di un dibattito morale su questi temi e insistiamo affinché l’Onu ottenga un mandato come espressione del sostegno internazionale per la ricostruzione e l’autodeterminazione dell’Iraq. Lanciamo anche un appello per un ruolo più incisivo dell’Onu nel conflitto israelo-palestinese”. Così hanno scritto i partecipanti al secondo incontro del Consiglio europeo dei leader religiosi (Ecrl) che si è svolto nei giorni scorsi a Sarajevo. L’Ecrl, fondato ufficialmente a Oslo nel novembre 2002, è una piattaforma di dialogo tra le tre grandi religioni monoteiste per la pace ed è associato al World Conference on religion and peace (Wcrp). Comoderatori ne sono il Metropolita Kirill della Chiesa ortodossa russa, il cardinale Godfried Danneels , arcivescovo di Malines-Bruxelles, il Reisu-l-ulema Mustafa Ceric della Comunità islamica di Bosnia ed Erzegovina, il vescovo luterano di Oslo Gunnar Stalsett e il gran Rabbi Sirat di Parigi. Quattro i temi di confronto a Sarajevo: l’Europa dopo la guerra contro l’Iraq; l’esperienza europea dell’Islam: passato, presente e futuro; la Convenzione europea e il processo di integrazione: il ruolo delle religioni; nuove aree di potenziali conflitti in Europa. Tre valori fondamentali. Il vescovo luterano di Oslo ha tra l’altro affermato che “la guerra contro il terrorismo produce l’effetto opposto a quello desiderato perché non ne affronta le vere radici che sono l’alienazione, l’umiliazione, le ferite storiche i problemi legati al territorio”. Dal canto suo, il gran mufti Ceric ha detto che “per i musulmani, in Bosnia e nel mondo intero, c’è solo una via percorribile: la strada della collaborazione costruttiva, poiché sia l’isolamento sia l’assimilazione non ci condurranno da nessuna parte”. E ha invitato alla ricerca di un terreno comune su tre valori fondamentali per la costruzione di un futuro migliore: “la dimensione spirituale, l’equilibrio tra memoria e futuro, il senso della vita”. La necessità di maggiore informazione sulle altre religioni, a partire dai programmi scolastici, è stata indicata da Mehmet Görmez, vice-presidente degli Affari religiosi in Turchia come “una strada utile per la prevenzione dei conflitti; difatti, alla base di molti conflitti c’è l’ignoranza”. Keith Clements, della Conferenza delle Chiese d’Europa (Cec-Kek), ha sottolineato l’importanza della solidarietà verso le società meno prospere. Dialogo aperto religioni-Ue. “Qui a Sarajevo – si legge nel comunicato finale – ci sono profonde lezioni da imparare: alcune positive, frutto di una storia di convivenza tra ebrei, cristiani e musulmani; lezioni amare di brutali conflitti etnici e lezioni di speranza nate dal coraggio di costruire la verità, la giustizia e la riconciliazione. Esse sono valide per l’Europa e per il mondo intero”. Peter Fleetwood, segretario aggiunto del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), ha richiamato l’attenzione sul pericolo che, in tema di pace, “politiche che hanno la pretesa di essere neutrali, si rivelano di fatto neutralizzanti”. I partecipanti avevano anche rivolto un auspicio alla Conferenza Intergovernativa affinché “assicuri i meccanismi legali per un dialogo aperto trasparente e regolare tra l’Ue e le organizzazioni religiose europee, come previsto dalla attuale proposta di articolo 51 del Trattato costituzionale”.