Le riforme e il venticinquennale di pontificato di Giovanni Paolo II: questi, tra gli altri, gli avvenimenti commentati dalla stampa tedesca. “ Ci troviamo nella settimana della decisione. Ancora una volta“, scrive Stephan Hebel sulla Frankfurter Rundschau (13/10). “ Stavolta, commissione Hartz o meno (la commissione governativa preposta all’elaborazione delle riforme sociali, ndr.), la conseguenza immediata sarà lo smantellamento del sistema previdenziale. Venerdì, quando i deputati andranno a votare, non porteranno con sé solo un parere: all’assemblea plenaria porteranno anche la loro coscienza. Devono farlo: in base alla costituzione, sono “soggetti” solo a quest’intima istanza morale. Così è, almeno in teoria“. “ Riforme! Riforme!“, titola la Frankfurter Allgemeine Zeitung (15/10), che analizza il progetto di riforma proposto dall’opposizione: “ Adesso, il dibattito sulle riforme sociali ha raggiunto anche l’Unione“, osserva Paul Nolte. “ I tempi in cui si osservava tranquillamente il dilaniarsi dei partiti al governo sono passati. […] Si tratta di un vero e proprio conflitto culturale tra tradizionalisti e modernizzatori, ed entrambe le posizioni sono presenti in tutti i partiti“. Al venticinquennale di pontificato di Papa Wojtyla è dedicato un articolo di Christiane Kohl, pubblicato dalla Süddeutsche Zeitung (13/10). “ Il pontificato ormai venticinquennale di Wojtyla è già oggi parte della storia e nonostante ciò sempre molto attuale, come egli stesso“. Il Papa “ è un capovolta contro lo spirito del tempo e allo stesso tempo uno statista che dà voce ai muti. Un santo solitario che si può perdere nell’adorazione di un’immagine mariana e contemporaneamente un potente capo della Chiesa per il quale l’etichetta tradizionale, che esclude la donna dal sacerdozio, è al di sopra di qualsiasi innovazione“. Anche il settimanale “ Der Spiegel” (13/10) si occupa dell’evento: “ I suoi sostenitori lo acclamano come un’icona del pop. […] I cardinali di tutto il mondo vengono a Roma per festeggiarlo, ma anche per sondare il terreno per un successore dell’anziano pontefice”. Il “dopoguerra” iracheno – con gli attentati che continuano a provocare morti e le frequenti “sollevazioni” della popolazione -, continua a monopolizzare l’attenzione della stampa internazionale. L’ipotesi di una nuova risoluzione dell’Onu è l’argomento di apertura dell’ Herald Tribune (14/10), in cui Brian Knowlton fa notare che “il nuovo linguaggio statunitense non offre una data stabilita per il definitivo cambio di potere, né intenderebbe sostanzialmente espandere l’autorità politica degli Stati Uniti in Iraq, come diversi membri del Consiglio di Sicurezza, ed il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, avevano raccomandato”. Il nuovo documento, “circolato nel weekend ma non ancora formalmente introdotto”, annota l’autore dell’articolo, vorrebbe comunque “realizzare l’obiettivo centrale americano: far passare una risoluzione che ispiri significativamente il contributo degli alleati internazionali per la stabilizzazione e la ricostruzione dell’Iraq”. “Gli Stati Uniti vogliono rendere più equo l’accesso al mercato della ricostruzione dell’Iraq”, titola Le Monde (15/10) annunciando un “mini piano-Marshall” per l’Iraq, al via all’inizio di novembre, che avrebbe come scopo scrive Marc Roche “di ridurre lo scetticismo delle imprese non americane a proposito di una partecipazione alla ricostruzione dell’Iraq”. “I cristiani iracheni hanno un ruolo da giocare” nella ricostruzione del Paese. Ne è convinto il vescovo di Kirkuk, padre Louis Zako, intervistato da Francois d’Alancon su La Croix ( 14/10). “Abbiamo bisogno di una Chiesa caldea riformata e forte, cosciente della sua ragion d’essere in Iraq”, sostiene il vescovo, che si dichiara “ottimista” riguardo alla “responsabilità particolare” della sua chiesa per l’Iraq del dopo Saddam Hussein. Sempre il quotidiano cattolico francese, nell’edizione del 13 ottobre, inaugura un’inchiesta su “Il denaro governa il mondo”? Il primo “dossier” è dedicato alla “storia di questo strumento di scambio, il cui sviluppo ha accompagnato quello delle civiltà”. “Guardare al denaro in tutte le sue forme”, come mezzo dominato dall’ “avidità”, dal “potere”, dal “dominio”, ma anche come “strumento di libertà, di scoperta, di comunicazione, di solidarietà”. Questo, spiega Guillaume Goubert nell’editoriale di presentazione dell’inchiesta, che per cinque settimane, affronterà il tema “ senza pregiudizi, senza tabù, con la volontà di comprendere e di piegare piuttosto che di giudicare ed asserire”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1240 N.ro relativo : 70 Data pubblicazione : 17/10/2003