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La Commissione “Chiesa e società” della Conferenza delle Chiese europee (Kek, organismo di 126 Chiese di tradizione ortodossa, protestante, anglicana e veterocattolica) ha approvato nei giorni scorsi un documento dal titolo “Depistaggio genetico e medicina predittiva”. Esprimendo soddisfazione per i progressi acquisiti dalla genetica medica, il testo concentra l’attenzione sulle “reali difficoltà” che accompagnano la medicina predittiva (volta ad individuare tramite test genetici eventuali predisposizioni verso determinate malattie) quali il rischio di favorire la visione di un futuro presentato come un “destino ineluttabile” e quello della discriminazione legata alla ricerca del “bambino perfetto”. Il documento, elaborato dal Gruppo di lavoro sulla bioetica della citata commissione Kek, rileva che “l’attenzione tradizionalmente concentrata sulla malattia si è spostata verso il rischio di malattia. Questa evoluzione può rendere possibile la comprensione, il trattamento ed anche la prevenzione di alcune patologie”, ma occorre “non alimentare false speranze” poiché “attualmente la maggior parte delle predizioni è in realtà meno certa di quanto non si affermi” e spesso “senza possibilità terapeutiche”. Secondo il Gruppo di lavoro è egualmente importante “permettere a ciascuno di conoscere ciò che lo costituisce nel profondo senza per questo definirlo del tutto” perché l’identità dell’essere umano è “altro e ben più dei suoi geni”. D’altra parte, avvertono gli estensori del documento, “la medicina predittiva si accompagna ad alcune difficoltà che occorre guardare in faccia”. Innanzitutto, “l’inversione della percezione del tempo”. Per ognuno di noi, si legge nel testo, “l’avvenire si presenta come aperto e indeterminato… e sono proprio questa apertura e questa indeterminatezza le matrici della speranza e dell’azione”. La predizione genetica “inverte viceversa questo ordine, generando il sentimento di una predestinazione, di un destino ineluttabile” che “a poco a poco invade il presente”. Poiché il Dio della Bibbia “apre il cammino della libertà al di là di ogni determinismo – sostengono gli scienziati e i teologi della commissione – occorre che la medicina predittiva, nel rapporto medico-paziente”, prenda maggiormente in considerazione “la necessità di rispettare l’autonomia e la libertà di ognuno favorendone la responsabilità”. Un ulteriore rischio della medicina predittiva è quello di “promuovere forme di eugenismo inaccettabile” avvertono gli studiosi, come “l’eugenismo liberale che si augura di creare ‘il miglior bambino possibile'”. Un’eventuale discriminazione per cause genetiche avrebbe ricadute “sul diritto del lavoro, sul sistema di protezione sociale e delle assicurazioni sanitarie”.