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Cooperazione e sviluppo per ” “una nuova politica migratoria” “
“ È indispensabile ridefinire una nuova politica migratoria a livello europeo. Per garantire il futuro delle relazioni tra i popoli bisogna sviluppare una politica di cooperazione e aiuto allo sviluppo, soprattutto con i Paesi del Sud del Mediterraneo”. È quanto afferma mons. Jean-Luc Brunin , vescovo ausiliario di Lille e presidente della Commissione episcopale francese per le migrazioni, commentando le ultime tragedie del mare nel Canale di Sicilia, che hanno portato alla morte di decine di africani in fuga da guerra e miseria. Un tema che è stato oggetto di discussione in questi giorni sia al Parlamento europeo (cfr. pag.14), sia a Rabat (Marocco) nel secondo incontro interministeriale sulle migrazioni nel Mediterraneo occidentale, con rappresentanti di Algeria, Francia, Italia, Libia, Malta, Marocco, Mauritania, Portogallo, Spagna e Tunisia. Per contrastare l’immigrazione clandestina la presidenza italiana dell’Unione europea ha anche presentato un piano di interventi e investimenti nel campo del lavoro nei Paesi africani del Mediterraneo, non condiviso però da tutti i Paesi europei, tra i quali la Francia. Abbiamo chiesto un parere a mons. Brunin. Lo strazio delle ultime tragedie del mare ha riaperto il dibattito politico sull’immigrazione. Cosa deve fare oggi l’Europa? “La politica migratoria comporta diversi aspetti: il controllo alle frontiere; la gestione del diritto d’asilo (che suppone vengano esaminati con benevolenza i rifugiati); l’integrazione nelle società di accoglienza e le misure conseguenti; la cooperazione tra i Paesi europei e i Paesi di origine dei migranti. Ciò che mi inquieta, oggi, è che a livello di Unione europea ci si accorda solo sul minimo, ossia ci si accontenta della gestione poliziesca dei flussi migratori. Ma questa è una politica condannata al fallimento perché rende l’Europa una fortezza. Personalmente deploro la mancanza di prospettiva nel favorire uno sviluppo solidale dei Paesi del Sud, che è un aspetto essenziale all’interno di una politica migratoria. Sono favorevole all’apertura dell’Unione europea ai Paesi dell’Est ma questo non deve andare a discapito dei rapporti con i Paesi del Mediterraneo”. In Marocco si è parlato di aumentare gli aiuti ai Paesi africani in cambio di collaborazione nella lotta all’immigrazione clandestina… “Una politica di cooperazione e sviluppo con i Paesi del Sud del Mediterraneo è urgente per dare fiducia alle popolazioni che fuggono dalla miseria economica o dai Paesi dove c’è una instabilità politica o conflitti etnici, come nell’Africa subsahariana. La gente ha diritto di avere nei propri Paesi ciò che è necessario allo sviluppo umano, culturale, economico. La Francia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo e Malta devono essere, all’interno dell’Unione europea, il motore di questa cooperazione con i Paesi del Sud del Mediterraneo”. Come vengono viste nei Paesi europei queste tragedie? “Ciò che mi spaventa è l’indifferenza delle opinioni pubbliche nei diversi Paesi dell’Ue. Si parla di migranti come se fossero una sorta di cataclisma naturale da cui bisogna proteggersi, dimenticando il dramma umano che c’è dietro. L’attualità purtroppo ci ricorda che i migranti sono persone che vivono una storia tragica. Oggi si fa credere all’opinione pubblica che basta lottare contro le organizzazioni dei trafficanti di clandestini per controllare il fenomeno migratorio. Ma se la gente fosse felice nel proprio Paese queste organizzazioni mafiose non esisterebbero. In questo modo si rischia di dimenticare che i migranti hanno bisogno che l’Europa onori il suo impegno nella Convenzione di Ginevra sul diritto di asilo. Ed è ora che le Chiese e le associazioni e le opinioni pubbliche che si occupano di questi temi spingano di più la politica ad essere all’altezza delle questioni da affrontare “. Ma non c’è molto accordo tra governi europei su questi temi… “È vero, ho l’impressione che i governi restino troppo a rimorchio delle loro opinioni pubbliche che a loro volta si lasciano sedurre da discorsi xenofobi. C’è invece bisogno di coraggio politico per spiegare cosa sono i flussi migratori oggi, nel contesto della globalizzazione, e per dire quali sono le soluzioni in grado di garantire un futuro più giusto e più umano”.