povertà" "
In Europa 66 milioni di persone vivono” “in uno stato di "povertà" ” “
“Nel mondo tre miliardi di esseri umani vivono come meno di due dollari al giorno, di cui un miliardo, cioè il 23% della popolazione mondiale, sopravvive con un solo dollaro” lo ha riferito Juan Somavia, direttore generale dell’Ufficio internazionale del lavoro alla “Seconda tavola rotonda europea sulla povertà e l’esclusione sociale: il ruolo della famiglia nella promozione dell’inclusione sociale”, promossa nell’ambito del semestre italiano della Presidenza europea, che si è tenuta in Italia nei giorni scorsi. Il lavoro che non c’è in Europa… “In Spagna gli uomini guadagnano mediamente il 34% in più delle donne” sottolinea Arrigo Zanella, belga, segretario generale di Retis, una rete europea, attiva da un anno, a cui aderiscono una quarantina tra Regioni e città metropolitane di quasi tutti i Paesi membri (escluso Lussemburgo e Olanda) per la promozione della lotta alla povertà. E prosegue: “in Belgio il 15% della popolazione è povera, e la percentuale sale al 20 con gli individui a rischio. Ma non è tanto una questione di povertà, quanto di ridistribuzione della ricchezza e di disuguaglianza, prima fra tutti quella tra uomo e donna”. In Italia, secondo i dati forniti dal Ministero del Welfare, il numero delle famiglie povere è passato dal 12% del 2001 all’11% del 2002. Gli occupati in Europa sono passati dai 156 milioni del 1996 ai 168 milioni del 2001. Con un incremento di circa l’1,5% all’anno. Più basso l’incremento nel 2001: si è attestato nell’1,2%. Due anni fa gli occupati rappresentavano il 64% della popolazione nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni. In Europa ci sono sessantasei milioni di persone che vivono in uno stato di povertà relativa”, ossia quella che si determina rispetto alla spesa media mensile per i consumi. Una situazione a cui Retis cerca di dare delle risposte. “Uno dei modelli di politica sociale che intendiamo perseguire” spiega Zanella “è quello della Regione di Bruxelles dove le leggi e gli interventi per la lotta alla povertà vengono discusse con tutti i soggetti sociali che si occupano di povertà, quindi anche con le associazioni. Una legge – riferisce il segretario generale – definisce le associazioni di poveri come strumenti di educazione popolare e sono finanziate”. Anticipare le situazioni, invece che trovarsi a gestire l’emergenza è uno degli obiettivi di Retis. “Dobbiamo lavorare su progetti a lunga durata, anticipando l’evoluzione delle situazioni” dice Zanella e richiama il tema di due progetti della rete. Creare un osservatorio europeo sui diritti alla casa, al lavoro, ad una vita dignitosa, e dar vita a strutture di dialogo e cooperazione tra chi opera nel sociale e nella sanità”. …e nel mondo… “La disoccupazione dichiarata nel mondo colpisce 180 milioni di persone, e continua a crescere”. Lo ha detto Juan Somavia spiegando che questa cifra nasconde il problema “della sottoccupazione e delle centinaia di migliaia di persone che non hanno la possibilità di sfruttare la loro creatività”. Senza contare che nei “prossimi dieci anni ci saranno oltre un miliardo di giovani, oggi sono nella fascia di età tra i 5 e i 15 anni, i quali entreranno nella popolazione attiva”. L’occupazione e la promozione dell’impresa creatrice di occupazione “rimangono la via più efficace per eliminare la povertà”. Occorre inserire nelle politiche globali il “lavoro decente, che non è precario, sottopagato, di bassa qualità, umiliante”. Aumenta sempre di più il divario di reddito tra i ricchi e i poveri. “A metà anni ’90 – ha rimarcato Somavia – in venti Paesi industrializzati (anche europei), oltre il 10% della popolazione viveva al di sotto della soglia di povertà, con un reddito inferiore alla metà del reddito medio. Sono le donne e le ragazze le più esposte alla trappola della povertà. Nei Paesi in via di sviluppo la manodopera femminile è attiva per i due terzi nell’economia informale, mentre detiene i posti di lavoro meno remunerati”.