Quotidiani e periodici” “

Il IX Concistoro ordinario pubblico, indetto dal Papa il 21 ottobre per la creazione di 31 nuovi cardinali (tra cui uno “in pectore”), trova ampio spazio anche sui principali quotidiani internazionali del giorno seguente (22 ottobre), impegnati soprattutto a riflettere sul rapporto tra Concistoro e Conclave. “La Curia e l’entourage del Papa prendono le ordinazioni per organizzare la successione”, titola ad esempio Le Monde un articolo in cui Henri Tincq osserva: “Il ‘concistoro’ dei trenta nuovi cardinali (…) mette fine ad una settimana di intense riflessioni al ‘vertice’ della Chiesa, durante la quale si è parlato meno del giubileo d’argento di Giovanni Paolo II che dell’avvenire di un’istituzione paralizzata dalla malattia di un uomo che non è più in condizioni di governarla”. Secondo il vaticanista, è la questione della “successione” a monopolizzare l’interesse della Curia e della stampa internazionale : “Alcuni osservatori – sostiene Tincq non scartano l’ipotesi di una fine lunga a cui si aggiungerebbe, all’infermità fisica del Papa, la sua incapacità di comunicare con i suoi collaboratori (…).Un papa afasico può governare la Chiesa? Il caso in questione non si è mai presentato e diventa l’oggetto di tutte le conversazioni romane”. Per Yves Pitette ( La Croix), Giovanni Paolo II “non ignora che si parla di successione intorno a lui”, e “non è un caso” se “tutti i suoi interventi” recenti “hanno parlato di unità”. “L’unità non si fa in maniera astratta, ma in un luogo e attorno a qualcuno: nella Chiesa romana e attorno al Papa”: sintetizza così Andrea Riccardi, su Avvenire, le parole del Papa al Concistoro, e aggiunge: “Oggi, in un tempo di globalizzazione, risplende in modo particolare con un movimento di comunione da Roma al mondo e da tutto il mondo a Roma. Segno ancor meglio rilevabile nel mondo globalizzato, dove sono risorte violentemente le identità (e con esse lo scontro di civiltà che vorrebbe giustificare guerra e terrorismo”). “Il Papa dà un’ulteriore ‘forma’ al gruppo da cui si sceglierà il successore”, titola l’ Herald Tribune. “C’è una forte probabilità – scrive Frank Bruni -, vista la precaria salute del Papa e l’abituale intervallo di tre anni per la creazione di nuovi cardinali, che anche la lista dei cardinali elettori non si espanda ulteriormente. I cardinali già su questa lista hanno parlato più del solito, in questi giorni, dell’attuale situazione della Chiesa e delle sue sfide future. Un tema che è emerso nelle interviste rilasciate da molti di loro era la preoccupazione che il processo decisionale ecclesiale fosse diventato troppo centralizzato durante il pontificato di Giovanni Paolo II”. In questi giorni, la stampa tedesca dà grande risalto ai tagli ai servizi sociali e agli interventi sulle pensioni previsti dalle riforme del governo. “ In tre settimane verranno deliberate leggi che anziché dare, tolgono qualcosa ai pensionati“, scrive Günter Bannas (17/10) sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung ( Faz). “ I cittadini hanno la sensazione di essere privati di qualcosa. Ma Schröder non riesce ad infondere coraggio, a convincere che molte cose miglioreranno quando le misure decise cominceranno ad avere effetto“. Kerstin Schwenn annota (21/10): “ Dopo le riunioni sulle pensioni, gli sconfitti della politica rosso-verde sono presto individuati: i quasi 20 milioni di pensionati“. Su Die Welt (22/10), Marcus Heithecker commenta: “ La speranza verso altre riforme esiste, ma non basta a ricreare la fiducia nella politica“. La Frankfurter Rundschau (22/10) attribuisce al ministro delle finanze tedesco la responsabilità della crisi economica tedesca: “ Se Hans Eichel fosse allenatore di una squadra di calcio, e non ministro delle finanze, sarebbe stato esonerato da tempo“. Le colpe sono anche di Schröder, che avrebbe dovuto “chiedere alla Germania la svolta che pretende dalla nazione“, non “ in un periodo di crisi“, ma quando “ l’economia andava bene“. Anche il settimanale Der Spiegel (20/10) si occupa delle responsabilità di Eichel nella crisi tedesca: “ Schröder ha ancora bisogno di lui come specialista di notizie catastrofiche e di annunci funesti. Come un parafulmine, attira critiche e malumori su di sé distogliendo l’attenzione dalle inefficienze del lavoro di governo“. Sull’Europa scrive Antoni Segura, dell’università di Barcellona, che dalle pagine di El Periodico ( 20/10) sostiene che “ il vertice di Bruxelles ha lasciato un sottofondo di pessimismo per il carattere irriducibile delle posizioni, soprattutto di Spagna e Polonia, che non hanno permesso di accordarsi su questioni fondamentali”. A suo avviso “è stato un vertice a 25 senza grandi decisioni, utile però per vedere le contraddizioni che introduce l’ampliamento”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1242 N.ro relativo : 72 Data pubblicazione : 24/10/2003