“Obbediamo davvero al comandamento dell’amore per il prossimo se accordiamo agli stranieri la naturalizzazione? Se li integriamo nella nostra società? Se insegniamo loro la nostra lingua e i nostri costumi? No, ciò non è sufficiente. Obbediamo a Gesù se noi stessi – individualmente o in quanto comunità – diventiamo un’autentica patria per lo straniero”. È quanto afferma mons. Norbert Brunner, vescovo di Sion e delegato della Conferenza episcopale elvetica per i migranti, nel messaggio reso noto nei giorni scorsi per la “Giornata dei popoli” che si svolgerà nelle parrocchie cattoliche della Svizzera domenica 9 novembre. Riferendosi ai recenti e ripetuti rifiuti di naturalizzazione espressi da alcuni comuni, il presule si chiede se tali atteggiamenti “siano in linea con la Parola di Dio che dovrebbe ispirare i nostri comportamenti verso i poveri, i perseguitati, i senza patria”. Il vescovo richiama al riguardo le parole di Gesù “Ero forestiero e mi avete accolto”, scelte come slogan per l’edizione 2003 della “Giornata dei popoli”. Intanto, informa Migratio, la commissione dei vescovi svizzeri per i migranti, la colletta effettuata l’anno scorso in occasione della Giornata ha permesso di raccogliere 111.285 franchi destinati al finanziamento di alcune iniziative di solidarietà fra cui un progetto in Svizzera dedicato alla pastorale dei minori, dei rifugiati e dei nomadi, una casa di cura per sacerdoti in Portogallo, una campagna di alfabetizzazione per le donne del Bénin e un istituto per portatori di handicap in Bosnia.