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La tragedia del pregiudizio” “

Secondo il 59% degli europei Israele rappresenta una minaccia per la pace. Sembrerebbe questo l’esito di un sondaggio della Commissione europea che ha provocato forti polemiche negli ambienti politici e diplomatici. Il presidente della Commissione, Romano Prodi, ha annunciato che “per approfondire le ragioni che sono all’origine dei risultati presto Bruxelles ospiterà un seminario di studio”. A riguardo pubblichiamo due commenti. Un elemento culturale importante di questi ultimi venti anni è stata la riscoperta di come l’ebraismo sia stato fondamentale per l’evoluzione occidentale. L’importanza di figure come Albert Einstein, Marc Chagall, Martin Buber, Franz Kafka nella costruzione del Novecento lo stanno a dimostrare. A questo si è accompagnato il magistero e la pedagogia dei gesti di Giovanni Paolo II che ha sempre ricercato la rappacificazione con i ‘fratelli maggiori’, il recupero delle radici ebraiche del cristianesimo, l’apertura e la richiesta di perdono. Vi sono poi due elementi centrali della coscienza ebraica che non si possono dimenticare: la Shoà e la nascita dello stato di Israele. Dopo Auschwitz il mondo intero e la nostra percezione non possono essere più gli stessi. Il recente sondaggio della Commissione europea, che sembrerebbe dimostrare un certo antisemitismo degli europei, dovrebbe essere letto alla luce di questa premessa da accostare alla enorme mediatizzazione di Israele mostrato a volte come carnefice, a volta come vittima nel perdurante conflitto mediorientale. Da Israele ci si aspetta sempre il massimo. Israele deve essere buono e bravo perché c’è sempre stato un sovraccarico di speranza, per cui tutto quello che non ha esito positivo viene letto come una macchia, una colpa, una devianza morale. Personalmente non sottovaluterei i rischi di un antisemitismo che affonda le proprie radici nella teoria del capro espiatorio, in un antigiudaismo di marca cristiana (il tema del deicidio, la Chiesa…); in questo caso, però, la chiave di lettura del sondaggio mi pare riguardi la questione mediorientale nel suo complesso, i timori che ne derivano per la stabilità mondiale in una stagione fortemente contrassegnata dall’incertezza. Un conto è la critica, legittima, al governo di un Paese e un altro è la demonizzazione dell’intero Paese o di una religione. Non esiste uno scontro tra civiltà, come si potrebbe pensare, ma uno scontro dentro le civiltà, tra coloro che accettano il dialogo, la costruzione di ponti più che di muri. Brunetto Salvarani teologo È legittimo criticare il governo di Israele come è legittimo criticare il governo di qualsiasi altro Paese ma la critica ad Israele non deve provocare né deve nascondere in nessuno modo sentimenti di antisemitismo. Esistono pregiudizi nei confronti di Israele e nei confronti degli ebrei in Europa. Ci sono stati attacchi ad alcune sinagoghe in Francia e sappiamo di tombe che sono state violate in alcuni Paesi dell’Unione. Occorre però dire che sono vittime dello stesso pregiudizio anche altri gruppi, come per esempio gli arabi e i Rom. Ed è estremamente difficile dire quale tipo di pregiudizio sia il peggiore. La questione mediorientale è molto complessa e la regione della Terra Santa è un punto estremamente caldo per la pace mondiale. In questo contesto il governo di Israele può essere con tutti gli altri un attore importante per la pace. Ma questo discorso è diverso da quanto è invece emerso dal sondaggio. Se critichiamo un governo e può essere Israele ma anche l’Autorità Palestinese, lo si fa per migliorare le relazioni, non per distruggerle. La tragedia del pregiudizio sta proprio nel distruggere la relazioni anziché favorirle. La responsabilità dei cristiani in Europa è alta. Essere cristiani oggi significa essere aperti al dialogo con altre fedi. A questo compito è chiamata la Chiesa affinché sia promotrice in Europa di un dialogo sempre più aperto con l’Islam e l’ebraismo.