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Il 7 novembre a Roma una conferenza ” “sulle politiche sociali in Europa” “” “
Il 17% della popolazione europea è al di sotto della soglia della povertà (per i 15 Paesi Ue vedi pagina seguente) e non sembra che i governi europei abbiano una grande volontà politica di raggiungere gli obiettivi fissati a Lisbona nel 2000, ossia di sradicare la povertà entro il 2010. È la constatazione di Simon Wilson , direttore della Piattaforma europea delle ong sociali, l’organismo nato nel 1995 con sede a Bruxelles che rappresenta a livello politico presso le istituzioni europee, centinaia di organizzazioni, associazioni, realtà di volontariato cattoliche e laiche che operano nel sociale (disabili, razzismo, lavoro, giovani, donne, ecc.). Per fare un’analisi critica della situazione sociale a livello europeo ed elaborare nuove proposte, la Piattaforma ha organizzato per il 7 novembre a Roma, nell’ambito della presidenza italiana dell’Ue, una Conferenza sulle politiche sociali in Europa. A Wilson abbiamo rivolto alcune domande. Ci sono stati dei passi in avanti nella lotta alla povertà in Europa? “Non ci sono stati dei grossi passi in avanti. Il 17% della popolazione europea è ancora al di sotto della soglia della povertà. Allora la prima questione è creare un’alleanza tra tutti i soggetti della società civile per fare un’azione a livello europeo e a livello di singoli Paesi. In questo momento non ci sono gli strumenti per lottare effettivamente contro la povertà, soprattutto nei Paesi dell’est che sono veramente in difficoltà”. Eppure nel 2000, durante il Consiglio di Lisbona, i governi europei si erano dati degli impegni precisi… “Nel 2000 era stata adottata una strategia per sradicare la povertà entro il 2010. In effetti è ambiziosa, ma da allora la situazione delle nazioni è cambiata. Si sente che ora non ci sono più le stesse priorità di allora, né la stessa volontà di affrontare le questioni sociali. Anche perché a livello economico c’è una situazione meno positiva rispetto all’anno 2000, per cui, all’interno dell’Europa, permangono situazioni di forte ingiustizia e discriminazione sociale” Esiste già una società civile europea? “La maggior parte delle ong sono ben informate sulle questioni sociali, sugli obiettivi da raggiungere a livello europeo e sui mezzi per spingere i governi a seguire i processi e raggiungere gli obiettivi di Lisbona”. Cosa cambierà con l’allargamento, i Paesi dell’Est sono pronti ad affrontare le questioni sociali con un approccio europeo? “È un processo che si sta realizzando molto lentamente. Noi raduniamo delle reti europee che riuniscono ong sugli stessi temi. In alcuni Paesi dell’est c’è una società civile ben organizzata, in altri non c’è la stessa tradizione in ambito sociale. Alla conferenza si parlerà anche di come cambierà la politica europea in questo senso, con le difficoltà di integrare le prospettive delle ong sociali di questi Paesi. Sarà una grande sfida”. Cosa si prefigge la Conferenza di Roma? “Servirà a preparare le ong nazionali ed europee per vedere quali sono gli obiettivi proposti dalla Presidenza italiana Ue in materia di politiche sociali. Nostra intenzione è di discutere per vedere quali passi in avanti sono stati fatti dalla presidenza italiana, le sfide che attendono le ong che in Europa si occupano di sociale e lottano contro la povertà e l’esclusione. Abbiamo bisogno del sostegno del governo italiano per sostenere il processo che porta ad una Costituzione europea fondata sui valori e sui diritti fondamentali. Vogliamo una carta che non sia focalizzata tanto sulle questioni economiche quanto piuttosto sulle questioni sociali e ambientali”.