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Questione di tempo” “

Affari e diritti umani al sesto vertice ” “tra Europa e Cina” “” “

Si è tenuto a Pechino, il 30 ottobre, il sesto vertice tra Cina e Unione europea. I leader europei e il presidente della Repubblica popolare cinese, Hu Jintao, hanno riaffermato il vicendevole impegno nella promozione della pace, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile nel mondo e si sono pronunciati per un ruolo rafforzato dell’Onu al riguardo. Le parti si sono rallegrate per i risultati del dialogo sui diritti umani, proponendosi di proseguire lungo la linea della parità e del rispetto reciproco. Al summit si è parlato, tra l’altro, di protezione ambientale, giustizia, commercio e affari interni. Per capire meglio il futuro delle relazioni fra Ue e Cina, nonché il peso politico di Pechino sulla scena mondiale, abbiamo rivolto qualche domanda a Simon Petermann , preside della Facoltà di scienze politiche dell’Università di Liegi. La crescita cinese pari all’8% si accompagna all’espansione costante delle imprese cinesi; quelle europee devono temere il confronto? “Le imprese europee ora non devono temere alcunché da quelle cinesi. Queste ultime, con poche eccezioni, sono tutt’altro che competitive. Il pericolo risulta piuttosto dalle possibili delocalizzazioni di imprese europee verso la Cina, laddove la manodopera è a buon mercato. Oggi vi sono più Cine: la Cina della costa, delle città, della campagna, i cui ritmi di sviluppo sono molto diversi”. La Cina odierna può essere considerata un gigante politico, capace di influire sulle relazioni internazionali o è solo un gigante demografico, potenziale gigante economico in un prossimo futuro? “La Cina non è un gigante politico, nonostante sia membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu e, quindi, teoricamente in grado di influire sulle relazioni internazionali esercitando, ad esempio, il diritto di veto. Attualmente, si può parlare di potenza regionale con la quale i Paesi vicini devono fare i conti. Nei prossimi anni, però, la Cina potrebbe divenire una grande potenza se continua a svilupparsi con lo stesso ritmo di oggi. A condizione, tuttavia, che riesca a gestire la crescita demografica e i problemi economici e sociali che ne conseguono”. L’Unione dovrebbe subordinare le proprie relazioni con la Cina a una democratizzazione completa o accompagnare la transizione verso la democrazia senza che ne risentano gli scambi commerciali? “Non è possibile subordinare le relazioni con la Cina a una democratizzazione completa. La Cina non è un piccolo Stato sul quale fare pressione. Essa, poi, è in piena rivoluzione capitalista e si apre sempre più all’influenza occidentale. Il sistema politico centralizzato e rigido dovrà adattarsi e finirà per divenire democratico: è questione di tempo”.