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Oltre 350 milioni di cittadini alle urne dal 10 al 13 giugno 2004″ “” “
La parole d’ordine è: battere l’astensionismo. In vista delle elezioni del 10/13 giugno 2004 per il rinnovo del Parlamento europeo, si registra grande fermento nei palazzi di Bruxelles e Strasburgo. Il numero dei cittadini che si sono recati alle urne per eleggere i propri rappresentanti all’assemblea è calato tra il 1979 (anno del primo voto a suffragio universale negli allora 9 Paesi aderenti alla Cee) e il 1999 (l’ultima tornata), passando dal 64 al 49%. “Elezioni 2004, democrazia oltre i confini”. “È necessario convincere i cittadini del ruolo fondamentale del Parlamento nel quadro istituzionale europeo”: Pat Cox, presidente dell’assemblea, sta moltiplicando riunioni e contatti per delineare una strategia efficace che si muova in questa direzione. “Certo – ammette, affidandosi alle parole del portavoce David Harley, che è anche direttore dell’informazione del Parlamento – la vera sfida è dimostrare il peso concreto delle decisioni assunte a Strasburgo nella vita delle persone”. Per queste ragioni è già stata costituita una “task force” che include i vertici dell’assemblea, i gruppi politici e alcuni funzionari esperti. Cox confida nel fatto che “il 2004 sarà un anno importante per una ridefinizione dell’Unione, a partire dal Trattato costituzionale. E poi nel prossimo anno è previsto l’allargamento ad altri Paesi, nonché in autunno il rinnovo della Commissione”. Tutti questi passaggi daranno ulteriore visibilità, anche mediatica, all’Ue, avvicinando le istituzioni, e fra queste il Parlamento, ai cittadini: “è la prima volta nella storia in cui in 25 Stati, con oltre 350 milioni di aventi diritto al voto, si decide la composizione di un unico Parlamento e questo è un grande momento di democrazia. Però, paradossalmente, mentre in questi anni sono aumentati i poteri dell’assemblea, la ‘popolarità’ del Parlamento sembra non essere cresciuta, tanto è vero che un minor numero di elettori si reca alle urne. È un allarme che non vogliamo trascurare”. Una task force, pochi soldi e tante idee. Ma la buona volontà della presidenza rischia di scontrarsi con la realtà. Nel bilancio comunitario, infatti, lo stanziamento per queste iniziative comunicative è veramente risicato: i fondi destinati sono pari a 0,02415 euro per elettore. Dal canto suo David Harley è pronto a sdrammatizzare la situazione: “sappiamo che il numero delle persone che vota è in calo. Accade in Europa, ma anche negli Stati Uniti”. Le elezioni di giugno, aggiunge, “sono uno dei momenti essenziali per dare fondamento democratico all’integrazione europea. Occorre fare il possibile per sensibilizzare i cittadini dei 25 Stati membri, è necessario che le leggi approvate qui abbiano una ricaduta positiva sulle legislazioni nazionali e direttamente sulla vita delle persone. Sarà importante durante la campagna elettorale, che pure verrà influenzata dalle singole situazioni nazionali, discutere di Europa, delle riforme, del nostro sistema economico, del welfare e di politica internazionale”. I seggi elettorali nei supermercati? Isabelle Montoya, della direzione comunicazione a Bruxelles, si addentra in una analisi più precisa: “ci siamo chiesti cosa fare per portare gli elettori europei al voto. Siamo così partiti dai dati di un nostro sondaggio secondo il quale il 16,9% dei cittadini pensa che l’azione del Parlamento sulla propria vita sia veramente importante, mentre il 47,2% ritiene che le attività e le decisioni assunte dall’Assemblea provochino ‘alcuni effetti’ concreti”. Sull’affermazione “le elezioni europee sono realmente importanti” il 19,7% degli intervistati risponde di essere “pienamente d’accordo”, mentre il 45,3 si dice “piuttosto d’accordo”. Come facilitare, quindi, la tendenza al voto? “A questa domanda – prosegue Montoya – i cittadini hanno suggerito di collocare i seggi elettorali nei supermercati (21%), altri chiedono di votare via Internet (28,6%), altri domandano la possibilità di esprimersi sul posto di lavoro (30,3%)”.